
Oltre a soddisfare la curiosità di quanti, come capitava a chi scrive, ad ogni accesso al sito della Staubgold puntualmente finiva per domandarsi cosa fosse quello splendido crepitio di glitches che si infiltrava tra le pagine web (non è più mistero: si tratta della seconda traccia di questo album), Stadtlandflussfa un’altra cosa. Dà lezioni, a tutti, ma in special modo, ci auguriamo, a quanti si cimentano con suoni del genere, su come sia possibile aggiornare il lessico ormai obsolescente dell’elettronica ambient grazie ad accorgimenti semplici e funzionali.
Markus Detmer e Timo Reuber, i nomi dietro a Klangwart, non sono certo degli smanettoni qualsiasi e consigli, da loro, siamo pronti ad accettarne di buon grado. Conosciutisi durante i corsi di elettroacustica seguiti all’Università di Colonia, il primo è fondatore di Staubgold, oltre che artista in proprio; il secondo l’abbiamo ascoltato più di un anno fa alle prese con l’eredità del krautrock classico (Südpol, Staubgold, 2007). I sette brani di Stadtlandfluss, confluenti tutti in unico, ininterrotto discorso narrativo, sono assemblati con le tecniche classiche del genere, ma oltre che per addizione e sottrazione sembrano procedere per sfasature e coup de théâtre ed è questo, ci sembra di capire, a farli funzionare. Così, se Zwei Töne indugia per tutta la durata sotto la soglia del suono, ci pensano i suddetti glitches di IO a mettere in discussione lo stato di trance quasi raggiunto, innestando sottopelle sentori di un’attività disturbata ed inquieta.
L’elemento ritmico, utilizzato con parsimonia, sembra esser figlio di certa minimal techno, ma è qui più elemento di disturbo che intelaiatura sonora, e quando sembra prendere il sopravvento sull’intorno di drones e riverberi (Telemann), è per diventare ben presto rumore (Strom). Non mancano certo, momenti di quiete assoluta (le voci desolate di Radio e Mein Herz, Mein Hause) ma l’arma vincente è il sapiente utilizzo di dinamiche tutt’altro che complesse, ma manipolate da Detmer e Reuber come fossero elementi alchemici.
(6.8/10)