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Jasmina Maschina – The Demolition Series (Staubgold, aprile 2008)

di Antonello Comunale

Avevamo già visto all’opera Jasmina Guffond, come manipolatrice di patterns e drones nei Minit prima e negli Organ Eye dopo. Ora con questo suo primo disco solista abbiamo la possibilità di fare una conoscenza più approfondita della ragazza berlinese e quel che ne viene fuori è sicuramente un ritratto più intimo e personale. Messi da parte gli orpelli elettronici Jasmina imbraccia la sei corde con una convinzione e uno charme prettamente femminili per un disco di cantautorato folk che se pure non si eleva di molto al di sopra di un certo standard, colpisce a dovere quando si tratta di lavorare con gli arrangiamenti o con l’armonia vera e propria. Infatti, un certo gusto per la ripetizione, e per i drones, le rimane addosso anche qui. Jasmina tende a trattare gli arpeggi alla stessa maniera dei loop elettronici. Si veda Sister che si incastra meravigliosamente su un tappeto di arpeggi reiterati. Questo è un po’ il suo tratto distintivo. Certe ballate acustiche per sola chitarra e voce, con solo un filo di fisarmonica a fare da corredo non possono non ricordare la prima Chan Marshall o Diane Cluck e per certe cose anche Milenasong. Jasmina viaggia sulla stessa lunghezza d’onda, ma mettendoci un gusto e un umore prettamente europeo/decadente. Sit With Me e soprattutto Holy Holy Holy World sono elegie in minore, ieratiche e severe. Slow Walker fa convivere egregiamente piano e chitarra e poi finisce di nuovo con un pattern ripetuto alla maniera di Steve Reich. La voce spesso è solo un umore fantasma che si poggia sugli strumenti come polvere sugli abiti. E’ facile scommettere che questo rimanga uno dei dischi di cantautorato folk più intriganti dell’anno.

(7.1/10)

 

  • folk
  1. Sweet City Sue
  2. Holy Holy Holy Word
  3. Over
  4. Learning To Fly
  5. Sister
  6. Sit With Me
  7. Slow Walker
  8. Under Sea
  9. Asleep (MINIT Variation)