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Harrisons – No Fighting In The War Room (Melodic, febbraio 2007)

di Manfredi Lamartina

Gli Harrisons sono quel tipo di gruppo per il quale varrebbe molto bene ciò che si dice in giro: l’indie è morto. D’altronde, un rockettino festaiolo e arrembante come questo può portare con facilità a sentimenti di questo tipo. È una profezia che stavolta pare autorealizzarsi con No Fighting In The War Room. Un pugno di brani che poggia le sue basi su cori da party al liceo occupato, riff da hard discount del rock’n’roll e melodie da Prima Repubblica del punk. Il garage era nato come musica d’opposizione allo status quo politico, sociale, culturale e artistico. Qui invece si sono solo quattro ragazzi che sembrano avere come unico obiettivo quello di finire su MTV e mostrare al mondo quanto sono fighi. Solo così si spiega l’alternanza perfetta tra ballad e pezzi movimentati, uno standard che sembra dettato agli Harrisons da un ministero per le pari opportunità nelle canzoni, talmente è rigido e prevedibile. Un po’ Clash, un po’ Stones, un po’ Arctic Monkeys. Musica per mani sudate e cuori in subbuglio, non per sfilate di moda. Queste dovevano essere le premesse (poi non mantenute). Perché aspettarsi di più dalle nuove generazioni non è un’esagerazione. È un dovere morale.

(5.0/10)

 

  • indie-rock, garage
  1. Dear Constable
  2. Man Of The Hour
  3. Whishing Well
  4. Little Lost Boy
  5. Simmer Away
  6. Take It To The Mattress
  7. Listen
  8. Monday’s Arms
  9. Medication Time
  10. Crystal Sweet
  11. Blue Note
  12. Come For Me