
Edoardo Cerea è un compositore e cantante al servizio dei testi scritti per lui dal fido Marco Peroni - era così anche nel debutto Come se fosse normale (Lambretta Records 2004) - mentre a dare corpo alle musiche pensa Mario Congiu, multistrumentista torinese già nei Bandanamera nonché collaboratore di Lalli, Mao e Giancarlo Onorato. Con tutto ciò, è uno di quei casi in cui l'interpretazione giustifica appieno la titolarità del progetto. La voce di Edoardo sciorina difatti quella franchezza partecipe che sposa appieno i paradigmi "impegnati" di Peroni, i quali peraltro evitano la pelosa retorica militante bazzicando ad altezza d'uomo vicissitudini della e riflessioni attorno la cosiddetta "generazione 1000 euro".
Il risultato è un rock sì d'autore ma disinvolto ed energico, capace tanto di ballatine dolceagre come di robuste sgroppate. Per una La mosca che sembra la cuginetta rurale dei Cure dalle inconfessate simpatie Dire Straits, c'è una Trottole che cincischia cupezza e acidità come un Cesare Basile appena meno cinereo. Per una Vivo che sbriglia blues'n'roll beffardello a base di organo vintage e chitarrine memphisiane - con un po' di sgradevole effetto Alex Britti assolto però da estro Gaber - c'è una Filastrocca che sgrana strofe torve e un ritornello degno di certi benedetti scatti d'ira Afterhours. Per non tacere dell'impeto springsteeniano al guinzaglio tra graffianti ugge R.E.M. della title track, meritevole di ribadire un lemma desueto ma non certo nuovo (intitolava già ad esempio un pezzo dei Mau Mau di una decina d'anni fa) che fotografa con impietosa fedeltà i chiari di luna che ci capita di attraversare.
Non è il caso di aspettarsi alcuna invenzione, niente sorprese tra questi dieci pezzi. Semmai una dimostrazione di come da queste parti si possa credibilmente fare rock urgente e "adulto" senza perderci in gradevolezza, con buona pace dei Ligabue e dei Vasco, giganti bolliti di un sistema che tira solo a sopravvivere apparecchiandosi il tracollo. Per poi regolarmente dare la colpa ad altri. Ma questa è un’altra storia, o no?
(7.0/10)