
Un delizioso anacronismo. Questo è Correcto: non solo la band-diversivo di un paio dei suoi membri, già impegnati in attività più o meno illustri (Patrick Doyle nei Royal We; Paul Thomson, ovviamente, nei Franz Ferdinand), o uno dei tanti prodotti della riscoperta dell’aureo periodo tra il ’78 e l’82. Un po’ alla maniera dell’ultima prova dei concittadini Mother And the Addicts, l’album omonimo di questi glaswegiani suona esattamente come un disco post-punk, in tutto e per tutto: dal canto fieramente provinciale – parte Pete Shelley, parte Dan Treacy – del leader e vocalist Danny Saunders, alle chitarre spigolose e scarne - affidate a Richard Wright, che di mestiere fa l’artista -, fino alla produzione essenziale e un po’ sottotono.
Un bignami Buzzcocks / Magazine / Television Personalities ai limiti del falso storico ma che, per assurdo, suona estremamente fresco perché non si perde dietro un vuoto trend stilistico, perseguendo piuttosto il suo sincero tributo a quei suoni e quegli approcci compositivi appoggiandosi su un songwriting tanto calligrafico quanto accattivante. Il bello, infatti, è che le canzoni – durata media, due minuti e mezzo – funzionano, si tratti di punk-pop buzzcocks-iani (Inuit, l’irresistibile Joni), di apocrifi primi New Order (Downs), di artyness derivata Roxy Music (presente, in pillole, in Save Your Sorrow, Do It Better e altrove) o anche di occasionali diversioni acustiche (New Capitals, la velvettiana Even Though, la sgangherata When You Get Away From Me). Facile e fresco come un bicchier d’acqua.
(6.8/10)