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Correcto – Correcto (Domino / Self, 29 febbraio 2008)

di Antonio Puglia

Un delizioso anacronismo. Questo è Correcto: non solo la band-diversivo di un paio dei suoi membri, già impegnati in attività più o meno illustri (Patrick Doyle nei Royal We; Paul Thomson, ovviamente, nei Franz Ferdinand), o uno dei tanti prodotti della riscoperta dell’aureo periodo tra il ’78 e l’82. Un po’ alla maniera dell’ultima prova dei concittadini Mother And the Addicts, l’album omonimo di questi glaswegiani suona esattamente come un disco post-punk, in tutto e per tutto: dal canto fieramente provinciale – parte Pete Shelley, parte Dan Treacy – del leader e vocalist Danny Saunders, alle chitarre spigolose e scarne - affidate a Richard Wright, che di mestiere fa l’artista -, fino alla produzione essenziale e un po’ sottotono.

Un bignami Buzzcocks / Magazine / Television Personalities ai limiti del falso storico ma che, per assurdo, suona estremamente fresco perché non si perde dietro un vuoto trend stilistico, perseguendo piuttosto il suo sincero tributo a quei suoni e quegli approcci compositivi appoggiandosi su un songwriting tanto calligrafico quanto accattivante. Il bello, infatti, è che le canzoni – durata media, due minuti e mezzo – funzionano, si tratti di punk-pop buzzcocks-iani (Inuit, l’irresistibile Joni), di apocrifi primi New Order (Downs), di artyness derivata Roxy Music (presente, in pillole, in Save Your Sorrow, Do It Better e altrove) o anche di occasionali diversioni acustiche (New Capitals, la velvettiana Even Though, la sgangherata When You Get Away From Me). Facile e fresco come un bicchier d’acqua.

(6.8/10)

 

  • post-punk, pop
  1. Inuit
  2. Do It Better
  3. Joni
  4. Save Your Sorrow
  5. Walking To Town
  6. No One Under 30
  7. Here It Comes
  8. Downs
  9. Even Though
  10. New Capitals
  11. Something Or Nothing
  12. When You Get Away From Me