
Chris Walla, chitarrista dei Death Cab For Cutie e produttore discografico (Tegan & Sara e The Decemberists), se ne esce in solitaria con il suo album d’esordio sempre presso la stessa etichetta che, non a caso, lanciò il gruppo madre, la Barsuk. In Field Manual Walla suona tutti gli strumenti - eccezion fatta per la sola batteria, affidata in condivisione a Jason McGerr (DCfC) e a Kurt Dahle (New Pornographers) - dando prova della propria elevata preparazione strumentale. Sì, effettivamente questa è l’unica nota positiva che possiamo addurre una volta ascoltate queste dodici tracce. Tutto qui. Ma allora che senso ha? A che pro un album che non aggiunge niente di nuovo, ma che sembra invece ricalcare, e male, quanto già fatto con il proprio gruppo? Purtroppo, queste sono domande che dobbiamo porsi, perché quando il risultato finale è al di sotto anche della più umile aspettativa, la sensazione che qualcuno stia sfruttando il momento, ovvero sia, l’hype mediatico raggiunto dai DCFC, diventa certezza. Melodie facili che si muovono su un immediato pop (chi più ne ha più ne metta), ora più acceso ora più introspettivo, figlio sia di certo indie-rock che gruppi come i Nada Surf (Everybody On sfiora il plagio) e il gruppo madre sono riusciti a rendere accessibile ai più, sia di certo emo commerciale di mtviana memoria. Il risultato finale è un frullato di ballad adolescenziali e impennate elettriche, molto lontano dalla semplice qualità con la q minuscola. Tutta colpa di O.C., ne siamo certi.
(3.0/10)