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Carlo Muratori - La padrona del giardino (Odd Times Records / Egea, aprile 2008)

di Stefano Solventi

Sul terreno spesso equivoco della "nuova musica popolare", minacciata dalle scivolose derive dell'indulgenza e dalla sindrome da profeta in patria, il siracusano Carlo Muratori è uno che proficuamente cammina anzi "costruisce" da parecchi anni. Nel suo cospicuo passato (una decina di dischi) si ravvisano collaborazioni con certi soliti noti quali Daniele Sepe e Riccardo Tesi, ma soprattutto un'attitudine al meticciato elettrico, vizietto rock capace di concessioni jazz e pop, insomma un vibrare moderno che ancora oggi avverti sotto la trama mediterraneo-tradizionalista di cui si struttura l'ultima fatica La padrona del giardino.

Disco che sarebbe non bello ma meraviglioso a partire dalla copertina, un quadro del macchiaiolo Silvestro Lega il cui titolo è lo stesso dell'album. Lo sarebbe, già, se i pezzi si mantenessero sul (o non si discostassero troppo dal) livello di 'Mpare (con quella fisarmonica che soffia come un libeccio), Stranu amuri (romanza siculo-francese a base d'archi che rivanga il Battiato in bilico tra Fisiognomica e Fleurs), Assah riri (col suo tepore-torpore-calore mediorientale) e soprattutto L'amore che beve, stopposo languore folk-jazz che puoi sentirci Cohen, Traffic, Fossati, De André, il tutto arricchito dallo splendido bansuri di Giancarlo Parisi.

Purtroppo però capitano passaggi cui fatichi a concedere troppo credito, dalle didascaliche Cantari cantarie Il tamburo alla semplicistica Il sipario passando per l'evitabilissima autocelebrazione di Fabbrico. Diverso il discorso riguardo a Nassiriya, emblematica circa la difficoltà a conciliare genuina commozione e retorica strisciante. Detto questo, il disco è nel complesso apprezzabile, suonato con misura, ricercatezza, passione.

(6.4/10)

 

  • cantautorato
  1. Il tamburo
  2. Assah riri
  3. Nassiriya
  4. Stranu amuri
  5. Fabbrico
  6. L'amore che beve
  7. 'Mpare
  8. Cantari cantari
  9. Notte dell'ascensione
  10. Il sipario