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Anti Atlas – Between Two/Between Voices (One Little Indian, 2008)

di Giancarlo Turra

C’è stato un tempo in cui il trip-hop pareva l’ennesima delle nuove frontiere e - per un paio d’anni, almeno -  ne sono venute fuori cose buone e addirittura ottime. Solo che, come accade in ogni genere, dietro ai Massive Attack e ai Luke Vibert sono spuntati gli Alpha o i Groove Armada - e va ancora bene, tutto sommato - e in un battibaleno s’è arrivati, come nulla fosse, alle compilation da Buddha Bar. Il problema è che, per un suono che si regge su delicati equilibri e ricerca delle atmosfere, le invereconde cadute nelle colonne sonore da sauna new-age rappresentano il nemico, costantemente all’erta tanto quanto gli scivoloni nel laccato buonismo prog da supermarket. Non serve a convincere Ned Bigham e Chris Hufford l’evidenza che il genere sia da lungi alla frutta, che se anche i più Grandi sopravvivono non proprio in formissima (come Del Naja, uomo solo al comando) o cambiano) direzione (i vestiti nuovi dei Portishead), ai rincalzi tocca morire a causa della selezione naturale. Non è sufficiente allora vantare l’influenza di Mahler e l’ascolto di Steve Reich se ammorbi con un cd di pura tappezzeria strumentale e un altro - correlativo cantato del primo - in cui rincorri fantasmi laccati e cedevoli, buone intenzioni e cattive abitudini. Non bastava un primo disco già in carniere, bisognava replicare con questo doppio e chiamare cantanti diversi per ognuna delle otto tracce (c’è persino il Jeff Buckley de’ noartri The Niro), per un risultato che sa di pupazzetti Beth Orton imprigionati nel chill-out e cinguettii simil-Kate Bush in pomposità sintetiche. Si salva solo l’aeriforme Spring Lullaby con ospite Yuki Chikudate, ma figurarsi se redime questa colonna sonora da sabato italiano, tra sushi e frangette, completini firmati e Cayenne in seconda fila. Ci rifletti su, per un attimo ti arrendi all’idea che non sia male rilassarsi.

Poi riascolti il tutto un’altra volta, scorri i titoli e ti viene quasi da rimpiangere i Tangerine Dream di Phaedra. L’adesivo in copertina informa che Grazia ha dato al disco il massimo dei voti. Ah, beh, allora… (4.5/10)

 

trip-lounge
Between Two
  1. Ifrane Part 1
  2. Azrou
  3. Melilla
  4. Mapudah
  5. Ifrane Part 2
  6. Nablus
  7. Coro
  8. Bouira
  9. Sefrou
  10. Ifrane Part 3
Between Voices
  1. Wait For Me
  2. It's A Shame
  3. Cool Is The Night
  4. Broken Doll
  5. Dead Moon On The Rise
  6. On The Bottom Of The Sea (Paa Havsens Bunn)
  7. Travellers
  8. Spring Lullaby (Haru No Komori Uta)
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