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Angel – Kalmukia (Editions Mego, 21 gennaio 2008)

di Vincenzo Santarcangelo

No, gli accordi per chitarra espansa di Bones In The Sand non provengono dai solchi di un nuovo album di KTL, sebbene siamo al cospetto di una nuova produzione in casa Mego. Le sfide alle leggi della cinesi in musica non le lancia, stavolta, lo Stephen O’Malley di turno, ma un altro musicista che di stasi e movimento se ne intende parecchio. È Ilpo Väisänen, metà Pan Sonic, affiancato da Hildur Guonadottir (Lost In Hildurness) e Dirk Dresselhaus (Schneider TM) a lasciarsi ammaliare dalla malia del drone.
Di elettronica, strano a dirsi dati i nomi coinvolti nel progetto, solo sparute tracce (gli aggiustamenti timbrici di Effect Of Discovery, alcuni inserti di rumore sparso): i quattro estenuanti brani di Kalmukia vivono perlopiù di volute dronicheottenute more analogico - chitarra, il  violoncello della Guonadottir, batteria -che si spiegano e si dispiegano all’infinito con portamento ieratico ed inquieto (The Discovery, Wiring, Invasion).
Disco intimo, autunnale, di difficile fruizione (talvolta ammiccante ad aperture sinfoniche dopo-novecentesche: Effect Of Discovery, Test, Alarm, Catastrophy, Aftermath: The Mutation), Kalmukia finisce nondimeno per intrigareperchépare possedere il fascino dell’opera prima e la serietà - la gratuità - di un atto d’amore.

(7.3/10)

 

  • drone
  1. Bones In The Sand
  2. The Discovery, Wiring, Invasion
  3. Effect Of Discovery, Test, Alarm, Catastrophy
  4. Aftermath: The Mutation