Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

AA. VV. – An England Story: The Culture Of The MC In The UK 1984-2008 (Soul Jazz Records, aprile 2008)

di Marco Braggion

Ci avevano detto che il dubstep era nato nell’East End londinese, ma sentivamo – noi scettici e snob - che le radici erano da qualche altra parte, sia nel tempo che nello spazio. Qualcuno aveva anche provato a proporre parentele diverse. La stessa Soul Jazz aveva già stampato alcuni reminder (i due Box Of Dub e alla fine dello scorso anno quello stupendo triplo CD di singoli che è Soul Jazz Records Singles 2006-2007), su Tempa era uscita poi una The Roots Of Dubstep che faceva emergere sviluppi inattesi. Qualche mese fa il boom del mix di Missill ci aveva consegnato altri indizi per ricomporre il puzzle musicale contemporaneo. Oggi tornano di prepotenza i ragazzi di Soho e quando si mettono a scavare negli archivi, lo sappiamo già da anni, diventano archeologi degni del miglior DJ Shadow.

Questa nuova compilation, che dal titolo non sembra aver molto a che fare con la cultura dubstep, segna un nodo importante per connettere le anime del ragga alle strutture contemporanee del grime e del calderone ritmico UK-based, evidenziando la figura decisiva del Master (o Mistress) of Ceremonies. L’MC da puro intrattenitore a vero e proprio creatore di stile. I pezzi che nei primi vagiti giamaicani si reggevano su strutture autoportanti, oggi non possono prescindere dagli shouts e dalle provocazioni del voice jockey di turno.

E il dubstep? Burial ci ha inserito la voce, Benga ha virato verso i lidi house, Scuba ci ha innestato visioni ambient, ma tutti questi campioni prima o poi avranno (o hanno già avuto) bisogno di una voce, di una guida melodica che non è nient’altro che lo spettro dell’MCing. Che sia live o sintetica, che sia nera o bianca, la voce serve come traccia del tempo, dell’anima.

In queste 21 tracce troviamo una palette completa di quello che servirà sempre di più a smuovere il party isolazionista della scena grime. Le stupende ritmiche di Suncycle e Roots Manuva che precedono anni luce M.I.A. e le sue multiple epigoni, Gotta Man e Deep primi e veri esperimenti di raggastep, ricordi old school rivisitati (stupenda la versione di Uptown Top Rankin’ in chiave acustica), dub che ammicca all’hip-hop (lacrime post-gangsta per Black Twang, brividi Novanta per Navigator in Ruffneck) e altre chicche dal passato già trasfigurato presente.

Pane per i nostri denti affamati di tecnica e melodia. Nuova pietra di paragone per qualsiasi addetto del ritmo. Per chi non è ancora entrato nel futuro, potrebbe essere una scorciatoia. Soul Jazz is the new cult: “this is the (new) London scene”.

(8.0/10)

 

  • MCing raggastep
  1. England Story ( YT)
  2. Somebody ( Suncycle)
  3. Gotta Man (Doctor & Davinchie)
  4. So U Want More (Ty & Roots Manuva)
  5. My God My King (Papa Levi)
  6. Bump And Grind (Tenor Fly)
  7. Tika Toc (Skibadee)
  8. Ice Rink Riddim (Riko)
  9. Deep (Jakes & TC)
  10. Walk And Skank (Jah Screechie)
  11. Love Mi Ses (Top Cat)
  12. Tings Change (Warrior Queen & The Heatwave)
  13. Fashion Magazine (Glamma Kid)
  14. Champagne Body (General Levy)
  15. Money Mad (London Posse)
  16. Ruffneck (Navigator & Freestylers)
  17. Dollar Sign (Stush)
  18. Ready She Ready (Tubby T)
  19. Red Letters (Blak Twang)
  20. Uptown Top Rankin’ (Est'elle & Joni Rewind)
  21. Complain Neighbour ( Tippa Irie)