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Wildbirds & Peacedrums – Heartcore (Leaf / Promorama, aprile 2008)

di Antonello Comunale

Negli anni ’70 la Svezia era un po’ la terra per eccellenza della cosiddetta sexploitation. In altre parole la cinematografia soft-core, che proprio in questa nazione, all’epoca, produceva film manifesto come l’indimenticabile Inga di Joe Sarno. Ora come ora, Svezia sta diventando sempre più sinonimo di pop obliquo e d’autore. Jens Lekman ? Si, signore. El Perro Del Mar? Ovvio. Wildbirds & Peacedrums? Certamente, anche loro. Il duo in questione si compone di un’ugola raffinatissima e un batterista smaliziato quanto basta. Si chiamano Mariam Wallentin (l’ugola) e Andrea Werliin (il batterista) e si dedicano ad un forma sofisticata e molto minimal di pop song d’autore. Possono ricordare un po’ i nostri Camusi. Vuoi per la struttura vera e propria della line-up, vuoi per l’approccio più che erudito della cantante. Rispetto a loro però, Wildbirds & Peacedrums sono molto più compassati e formalmente preoccupati di andar dietro alle melodie eteree. Strumentalmente lavorano di sottrazione come Hugo Largo o Young People: due corde di zither per Pony e Lost Love ; la batteria per la maggior parte dei brani, vedi The Way Things Go e Bird; un glockenspiel per A Story From A Chair. Non stupisce certo che a tratti la musica del duo non sia altro che la voce di Mariam che canta quasi a cappella. I due hanno raccolto consensi di critica un po’ ovunque e in Svezia sembra che abbiano anche un discreto successo. Per molti aspetti sono ancora acerbi, ma da qui ad un lavoro rifinito e sistemato sotto ogni punto di vista potrebbe volerci davvero poco.

(7.0/10)

 

  • avant pop
  1. Pony
  2. T he Way Things Go
  3. Bird
  4. I Can’t Tell In His Eyes
  5. Doubt/Hope
  6. A Story From A Chair
  7. The Battle In Water
  8. The Ones That Should
  9. Save Me Get Me Down
  10. Lost Love
  11. The Window
  12. Nakina
  13. We Hold Each Other Song