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Vandermark 5 – Beat Reader (Atavistic, 2008)

di Daniele Follero

Giunto alla sua decima prova in studio, il quintetto del sassofonista e clarinettista chicagoano Ken Vandermark può vantare una costanza e un’inventiva che non fanno sentire gli anni che passano. Entrato nella seconda decade di vita e arricchitosi, da due anni a questa parte (la registrazione è infatti datata 19 e 20 dicembre 2006), con la figura dell’estroso violoncellista “hendrixiano” Fred Lonberg-Holm, l’ensemble prosegue, in perfetta continuità con il suo recente passato, il cammino verso il consolidamento del suo stile jazzistico “post-moderno”. Se la definizione non piace, lo si consideri pure eclettico, inclusivo, caleidoscopico. Resta il fatto che il quintetto riesce, in maniera trasversale, ad elaborare una produzione musicale che viaggia attraverso il jazz più classico, l’avant rock, il free, e il “Puntillismo” avanguardista non già come un semplice accostamento, ma come uno stile bello e consolidato.

La scrittura di Vandermark, così come il feeling improvvisativo di tutti e cinque i musicisti, è quanto di meglio ci si possa aspettare dal jazz del nuovo millennio. Un jazz ormai maturo al punto da riflettere su se stesso e sulla sua storia e di fare il verso sia ad Ornette Coleman, sia al jazz core, ad Amid Drake e alle sperimentazioni dell’AACM, tracciando una linea di continuità con la tradizione musicale di Chicago, legata indissolubilmente alla new thing più di qualsiasi altra città degli States.

Beat Reader è costruito su otto composizioni, ognuna delle quali dedicata ad un artista (dal compositore Gyorgy Ligeti, al batterista Max Roach, fino al fotografo Walker Evans).

A condurre i giochi, inutile dirlo, c’è Vandermark, affiancato al sax dall’ottimo Dave Rempis, perfetto nel ruolo di spalla, di “gregario”, a contrappuntare, alternando sax tenore e contralto, le sfuriate del leader. Che ormai non rappresenta più una novità: il suo fraseggio è chiaro, virtuoso, inconfondibilmente jazzistico. Qualità che contrastano piacevolmente con le arditezze timbriche del violoncello distorto di Lonberg-Holm, a dir poco fantasioso nel “preparare” lo strumento con l’uso di effetti elettronici, pedaliere e, addirittura di un wah-wah, infondendo alle improvvisazioni un carattere noise ben supportato da una sezione ritmica molto più vicina al post-rock che al caratteristico swing jazzistico.

Compass Shatters Magnet, con la sua alternanza di momenti funkeggianti a zone oscure di improvvisazione noise, l’iniziale Friction, i riff quasi metal di Desireless, esemplificano al meglio questo approccio “enciclopedico” del quintetto che, a distanza di tanto tempo non ha ancora perso neanche una briciola della cretività degli esordi.

(7.5/10)

 

  • post-modern jazz
  1. Friction (For György Ligeti)
  2. New Acrylic (For Andreas Gursky
  3. Any Given Number (For Bernd And Hilla Becher)
  4. Signposts (For Lee Friedlander)
  5. Speedplay (For Max Roach)
  6. Compass Shatters Magnet (For Paul Rutherford)
  7. Further From The Truth (For Walker Evans)
  8. Desireless (For Daido Moriyama)