
È un mood catastrofista e da giorno del giudizio quello che avvolge l’esordio della nuova entità Udus. Il nome del progetto (dal latino ombra), il giudizio universale, lo stato d’animo negativo. Tutto, splendido artwork incluso, rimanda al nero, in una parola. Nero pece, per l’esattezza.
Luca Mai (Zu, sassofono baritono), Manlio Maresca e Antonio Zitarelli (Neo, rispettivamente chitarra e batteria) intessono otto pezzi di noise-jazz-grind-core strumentale che è insieme cerebrale e fisico, granitico e malleabile, fluido e statico. Come se i tre avessero lavorato di clava e cesello, modulando il suono su canovacci free-jazz implodendo o esplodendo in catarsi ossessive a seconda degli stati d’animo o del predominio di uno strumento sugli altri. Prendete Malebolge: l’incipit jazz-rock schizzato è subito travolto da un muro di chitarra al calor bianco in libera uscita dagli Slayer più dinamici prima di venire stranito da effetti elettronici devianti e finalmente distrutto da una epilessia free-jazz al limite del noise. Oppure l’eclettico duello all’ultimo sangue tra chitarra e sax in Cancristianesimo che mostra i tre lanciati verso aperture improvvisative di grande livello. Insomma, senza farla lunga, Udus non è la semplice somma degli addendi Zu e Neo, ma una personale e matura via al jazz-rock più oscuro e malefico che non si vergogna di citare e mischiare free-jazz colto e heavy-metal, noise-rock destrutturato e sapiente uso delle tecniche da studio. (7.0/10)
Per comprendere Dimension X, ennesima stella a brillare nella costellazione Zu, è sufficiente guardare la copertina ed avere una minima conoscenza del cromatico universo sci-fi. Massimo Pupillo (basso), David Chalmin (chitarra) e Chris Corsano (batteria) celebrano a modo loro le pionieristiche trasmissioni radio omaggiate sin dal nome scelto con una sorta di colonna sonora in salsa impro-jazz per l’immaginario da fantascienza naif degli anni ‘50. Robot ribelli e rapimenti alieni, macchine pensanti e voci provenienti da mondi (ancora troppo) lontani vengono evocati dal rodato trio con una crescente tensione, sempre pronta ad esplodere in convulsioni free o a rarefarsi in fraseggi al limite della stasi. Il tutto come tappeto sonoro per gli estratti dialogici dalle originali sessions radiofoniche (tra gli autori pezzi da novanta come Bradbury e Asimov) in una fusione talmente naturale che farebbe pensare quasi alla nascita in contemporanea. Dimension X è l’equivalente radiofonico della sonorizzazione di film muti, ma la mancanza di immagini nulla toglie a questo esplosivo, e speriamo non isolato, episodio.
(7.0/10)