
Il vinile in forma piccola sembra essere tornato prepotentemente in auge. O forse, molto più probabilmente, non è mai passato di moda. Solo nell’ultimo mese o poco più – e senza tirare in ballo la collana PhonoMetak di Wallace e SoundMetak – ne sono splendida testimonianza l’appena recensito 10” dei ritrovati To The Ansaphone e, last but not the least, i due in oggetto.
Il primo vede splittare due formazioni forse stilisticamente lontane ma affini per intenzioni e integrità. Due soli pezzi ma sufficienti a dimostrare e, perché no?, lasciare una speranza per il futuro, l’equilibrio micidiale tra due delle più eccitanti formazioni italiane. Da una parte l’assalto al calor bianco del quartetto veneto che ben conosciamo per quel capolavoro che è Dell’Impero Delle Tenebre; dall’altra gli schizofrenici zuismi (come definirli altrimenti?) del trio ostiense. Il tutto messo al servizio delle liriche Capovilliane, sempre più capaci di reggere il peso del rock (fu) anglofono sulle spalle, per dimostrare che questa musica parla correntemente l’italiano.
Nell’altro 10” ritornano i folli R.U.N.I. col loro blob meta-musicale. Come definire altrimenti il loro frullatore musicale? Come sperare di sintetizzare un mondo a parte, fatto di multicolori tendoni circensi (vedere cover) sotto i quali scorrono demenza senile in età post-puberale e canzonette all’italiana, funkettoni grevi e calembour linguistici da avanspettacolo dei tempi d’oro, Bugo, Vasco Rossi, igiene personale, elettronica d’accatto e tanta, troppa strabordante genialità? I R.U.N.I. sono questo e molto di più e lo mettono in chiaro da subito. Chi li conosce sa cosa aspettarsi; chi non li conosce, beh… peggio per lui.
Concludendo, Italians do it better non è un genere, tanto meno una citazione dalla Madonna dei tempi che furono. È oggi più che mai una constatazione, grazie soprattutto a chi pubblica musica del genere. Ad entrambi, alla luce di quanto fatto finora e di quanto ancora faranno
(7.0/10)