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Suzy Mangion – The Other Side Of The Mountain (Pickled Egg Records, 28 gennaio 2008)

di Antonello Comunale

Quello di Suzy Mangion è un austero e garbato umore di Britannia. L’altro lato della montagna che nasconde una vallata fatta di organi gotici, canti ecclesiali, romanze gentili, doppie voci. Suzy mette in musica le inquietudini delle piccole donne della campagna anglosassone, i minimi squarci di paesaggio che valgono un universo intero. A cantare questo piccolo mondo antico l’ex (?) performer dei misconosciuti ma efficaci George. In questa musica c’è certamente qualcosa del folk britannico dei Sessanta, ma non si preclude una dose di repertorio classico e da camera, così come un’ombra leggera ma marcata degli acquarelli eterei firmati Hugo Largo e Young Marble Giants, e un neppure tanto opaco gusto per l’armonia vocale ricercata (che sia sulla scia di Enya o Liz Frazer).

Questo esordio solista convince, perché dichiaratamente anti-rock, anti-hype, anti-fenomeno da culto sotterraneo, anti-fretta da download. Deliziosamente rétro, inattuale, fuori moda, fuori tempo. Insomma una faccenda quasi esclusiva per i pochi che riusciranno a concedergli quel minimo di tempo che viene richiesto dalle proposte meno ovvie. Gli highlight, pur in una raccolta omogenea e ben studiata come questa, si segnalano subito alle orecchie: Ohio The Homeland con quel ritmo da marcetta paesana val certamente un posto in una riedizione di The Wicker Man; Evenings At Home che è un semplicissimo e brillante distillato folk con coretto; Many Happy Returns che sembra presa dal periodo di mezzo dei Cocteau Twins;gli umori da osteria mitteleuropea che trasudano da Come In By Stealth e ancora la romanza cantata in italiano di Il Mondo E’ Qui e l’incubo elettro simil Piano Magic di The March Past.

Suzy probabilmente è soltanto l’ultima sadness queen che arriva sugli scaffali dei dischi (o peggio ancora, come mp3 nei vostri hard disc), ma c’è qualcosa nella sua postura classica e intimidita che la segna nettamente rispetto alle altre. Prendetela pure come un equivalente musicale di Emily Dickinson o delle sorelle Bronte. In pratica quello che ha cercato di essere PJ Harvey nel suo ultimo disco, riuscendoci solo in parte. Suzy Mangion, appunto, ci riesce in pieno.

(7.2/10)

 

  • dream folk
  1. Sudden Glory
  2. Ohio The Homeland
  3. Chant
  4. Evenings At Home
  5. Many Happy Returns
  6. The Incredible Friend
  7. Come In By Stealth
  8. There Is No West
  9. The March Past
  10. Il Mondo E Qui
  11. Spar Box
  12. The Deliverers Of Their Country