
Approccio open-minded e gusto per la contaminazione, nei 60 minuti meno un secondo di questo esordio. Sostanzialmente un trio allargato a quintetto o sestetto, Sian Alice Group ruota onomasticamente intorno alla figura di Sian Ahern, cantante poliedrica dalla voce delicata e discreta, supportata da Ben Crook e Rupert Clervaux (collaboratore di Spring Heel Jack). Aggiungete al trio di base il violino di Sasha Vine e il basso di quel Douglas Hart che fu co-fondatore dei Jesus & Mary Chain. Sommateci i camei di John Coxon (sempre Spring Heel Jack) e Brian DeGraw (Gang Gang Dance), l’ammirazione indiscussa di uno come David Sitek (TV On The Radio) e un prossimo EP di remix con gente come Hot Chip e Spiritualized.
Viste le forze eterogenee schierate, sarà forse possibile comprendere meglio l’affermazione di partenza. Apertura mentale totale e gusto per la contaminazione sia umana che musicale al di sopra della media che genera un album difficilmente catalogabile. Diciamo di base un dream pop alla 4AD suonato con Arther Russell e Steve Reich in formazione? Degli Slowdive più shoegaze oriented in fissa con composizioni classiche? O ancora, dei Cocteau Twins post-moderni? Riferimenti vaghi e prescindibili, perché tra l’incessante mantra da psychedelic rock di Way Down To Heaven e la struggente ballatona Kirilov, il rumorismo romantico simil-Madredeus di When… o le classicherie per piano di Days Of Grace III la formazione di stanza a Londra dimostra eterogeneità di stili ma unicità di intenti. E la stupefacente cover di Solid Sleep del guru techno Jeff Mills, trasformata in una cavalcata sognante e irata, addolcita dalla voce di Sian, diviene paradigma di un approccio totalmente libero e incosciente ad una materia che non è rock, ma semplicemente musica in ogni suo aspetto.
(6.8/10)