
Sarin Smoke, ovvero la collaborazione che non t’aspetti. Se Tom Carter è uso, specialmente nelle prove al di fuori della casa madre, pasteggiare a base di desertiche e visionarie elucubrazioni di chitarra, Peter Swanson, noto ai più come Yellow Swans, è avvezzo a suoni decisamente più lancinanti.
L’incontro tra i due non si trasforma, però, in uno scontro, come sarebbe immaginabile, ma mette in evidenza le capacità trasfigurative di Swanson. A dispetto del brutale pedigree noisy, niente folate di rifiuti industriali, ma la preziosa capacità di piegarsi a distese di suoni più pacati ma ugualmente destabilizzanti. Le chitarre duettano in una serie di trance-outs per chitarra elettrica che innalzano una vera e propria cortina fumogena emozionale davanti agli occhi/orecchi degli ascoltatori, il cui continuo e ripetitivo frangersi di note spogliate disegna landscapes dal forte impatto allucinato e allucinante come un Fahey disidratato e senza ambizioni.
Roba che seppur rarefatta è intensissima e urticante, e si appiccica al cervello in maniera lancinante. Ascoltate Blood Window e ditemi se non gronda sangue dal vostro impianto stereo.
Nel 12” gemello uscito per la Wholly Other di Tom il discorso non cambia. I tre pezzi Untitled del lato A si rigenerano in richiami orientali (Untitled 1), in gorgoglii sommessi (Untitled 2) e in una ipotesi di melodia da weird-folk sinuoso e deforme (Untitled 3). Il mandala del lato B del picture, opera di Liz Harris di Grouper, invece, la dice lunga sull’intento trance-inducing della collaborazione. Che si spera vivamente non sia secondaria, né tanto meno estemporanea.
(7.0/10)