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Necessary Intergalatcic Cooperation – Self Titled (Malicious Damage, 11 dicembre 2007)

di Giancarlo Turra

Sempre più difficile scovare un nome a generi e sottogeneri, tanto che non di rado ritroviamo a inventarne lì per lì giusto per farsi quattro risate tra amici e colleghi. Non è che una delle conseguenze del crossover iniziato alla fine degli ’80, della serie di scossoni e crolli di muraglie verificatasi da lì in poi. Altrettanto naturale, dunque, che oggi le operazioni di fusione tra il dub e sonorità più distanti non posseggano più quel sapore così inebriante e inconsueto. Ci si è fatta l’abitudine in un paio di decenni scarsi, ai maestri come alle legioni di copisti che ne sono derivate, e così accade anche per questa formazione dal nome un po’ stolto avente base nella capitale della Norvegia.

Il progetto nasce attorno al batterista newyorchese Ted Parsons - in curriculum Swans, Prong, Godflesh e Killing Joke, ma anche collaborazioni con Bill Laswell - e alla sua amicizia con uno dei più intelligenti chitarristi del post punk, Keith Levene: ritrovatisi in uno studio di Oslo assieme al resto dell’internazionale ciurma (tre strumentisti locali e un cantante texano di colore), hanno sfruttato un po’ del tempo trascorso assieme ed ecco il risultato. Poco o nulla di rock tra le dieci tracce e tanto meno di quello claustrofobicamente duro e industriale cui riconducono le frequentazioni di Ted. Piuttosto sono i Material (esplicita in tal senso Tume e la sua tromba davisiana: la cosa migliore del lotto) a venire in mente, così come gli esperimenti tra dub ed etnica di Jah Wobble, tuttavia senza che si esca dai binari o ci si avvicini ai colpi di genio dei modelli citati.

Senza nulla togliere al volenteroso ensemble, alla fine sono freddezza e distanza dalla materia a imporsi sulla scaletta, peraltro sprovvista di momenti che possano farsi ricordare oltre le atmosfere dilatate e i groove morbidi. Eccessivamente ligio al dovere il basso, scontato il lavoro di “programming” e un Levene in ombra consegnano dunque sonorità laccate e prevedibili; aggiungete un cantato fiacco ed avrete un disco che - nonostante le buone intenzioni - non si solleva dal pur gradevole sottofondo.

(6.3/10)

 

  • ambient dub
  1. 5th Bean
  2. Rat
  3. Beast of Eden
  4. Tume
  5. Driftin'
  6. 11
  7. Green Room
  8. 06411
  9. Connectivity
  10. E-pluss