
Dovendo sintetizzare con una espressione questo To The Naked Eye direi che non lascia il segno. Il tutto è suonato e registrato con ottima perizia e gusto – non a caso Francesco Giannico aka Mark Hamn ha già alle spalle una considerevole pletora di uscite su netlabel – ma difficilmente si eleva dallo status di tappezzeria sonora.
Prevalgono arpeggi romanzati post-rock, singhiozzi glitch retrofuturisti, folkeggiature elettroniche, melodie romantico-maliconiche: spesso si ha l’impressione di sentire dei Sigur Ros senza voce. Il disco sembra sospeso tra binari analogici e binari digitali, proprio la difficile integrazione tra questi due aspetti rende l’insieme poco a fuoco e decisamente irrisolto.
Resta la convinzione che sia solo un passo falso in una carriera su supporto fisico appena iniziata.
(5.5/10)