È ormai notte inoltrata quando la sagoma di Dominick Fernow aka Prurient sale sul palco del Netmage, nella giornata conclusiva del festival. La sua esibizione durerà solo 10 minuti, ma più che sufficienti per dimostrare agli astanti un saggio dello “state of the art” del noise a stelle e strisce. Una rara cattiveria e depressione sonora risiede nella sua proposta e dopo un tale annichilimento sonoro la mente corre alle prime edizioni di Netmage, quando gran parte delle esibizioni consistevano in nerds seduti davanti al loro laptop attenti a controllare complessi algoritmi musicali. È la semplicità ora che colpisce se è vero che le cose migliori della tre giorni bolognese sono arrivate da artisti che utilizzavano tecnologie povere e analogiche per lo più. Come il sintetizzatore del golden boy del noise Carlos Giffoni tutto drones e feedback o come la rievocazione minimal del fantasma del primo Maurizio Bianchi dei Demons, o i cortocircuiti di amplificatori di Nastro Mortal, il progetto di Luca Massolin (8mm recs) e Giovanni Donadini (With Love, Canedicoda).
Hanno generato rumori assordanti al limite della sopportazione anche il duo Derek Holzer/Sara Kolster con il loro concretismo noise prodotto da pellicole cinematografiche, una delle rivelazioni del festival. Mentre l’esibizione del divo Nico Vascellari e il suo Choir, live per 10 microfoni e 20 sorgenti audio, ha intasato l’etere con le sue stratificazioni di voci sposate a dosi massicce di delay. Nello spazio Live Media Floor il festival ha seguito un percorso più tradizionale, largo allora a laptop e maxischermi dove venivano proiettate le immagini di supporto. Di sicuro il set che più ha richiamato attenzione è stato quello di Olyvetty di Claudio Rocchetti e Riccardo Benassi, alle prese con vinili, giradischi, cd, drum machine seviziati abusati, rivitalizzanti. Un sorta di cerimonia di distruzione/costruzione spigolosa e rumorosa abbinata ad una efficace attitudine performativa dei due.
Tra le delusioni sicuramente il live di Pita in coppia con la vj Jade,alle prese con un incolore bordone digitale il primo e banali figure digitaline seconda; è possibile che la sfiancante esperienza live di KTL cominci a lasciare il segno. Chi non delude affatto è la coppia Russell Haswell/Florian Hecker con il loro Upic Diffusion. Continuazione performativa del disco Blackest Ever Black con l’aggiunta di speaker multicanale combinato con luci stroboscopiche.
Mai come quest’anno Netmage ha dimostrato di essere un laboratorio di idee, spesso anche in contraddizione tra loro, ma vivace e dinamico come un festival di questo tipo dovrebbe sempre essere.