Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Live: The Mission - Firenze (15 febbraio 2008)

di Giulio Pasquali

Wayne Hussey annuncia il suo ritiro dalle scene con un tour d'addio e così, avendo visto i Mission all'epoca del loro primo tour italiano nel marzo 1987, decido di andare a fare un saluto, sebbene abbia smesso di ascoltarli dai tempi del secondo album, quel Children che segnò l'inizio dei loro anni di successo commerciale.

L'annuncio che il gruppo nel tour suonerà, più o meno a rotazione, brani dai primi quattro album (a Children seguirono la raccolta dei primi singoli, forse la loro produzione migliore, e il fortunato Carved in Sand ) lascia supporre che anche artisticamente gli anni successivi non siano stati proprio di vacche grasse. Gli ascolti saltuari delle uscite successive, al di là di qualche canzone azzeccata, rivelavano un gruppo che, impermeabile agli anni, rimaneva fedele al suo stile in modo pressoché totale, ignorando le evoluzioni del gothic-rock e a maggior ragione quelle del rock in generale.

Lo stesso Hussey sembra impermeabile all'età: non sembrava giovane più di tanto nemmeno ai tempi e non sembra 50enne adesso, solita aria grifagna e occhiali scuri inamovibili. Però anche la grinta è quella di chi durante gli anni in tournée invece di accumulare stanchezza ha acquisito esperienza e confidenza: così, con due chitarre - basso - batteria (e campionamenti/drum machines in 2-3 pezzi) i quattro tirano fuori due ore di concerto energico piacevole dove le canzoni finiscono non appena compare qualche segnale di noia e che ci rivela che la new wave era più rock di quanto pensassimo. Non solo per il rituale di Shelter From The Storm e il suo intermezzo di citazioni di gruppi famosi (Zep, Doors... ma anche i "blood brothers" Cult) ma proprio per l'approccio e le sonorità.

Anche l'atteggiamento col pubblico infatti non è certo quello distante e nascosto da fumi e da un edificio di suono aggressivo da Kurtz del rock dell'ex-compagno Eldritch (visto a Firenze circa 2 anni fa, tra l'altro nella surreale serata delle elezioni): Hussey si diverte, sorride al pubblico, dialoga, stringe mani protese, insomma tutto ha meno che l'aria di uno che ha voglia di andare in pensione.

Date le premesse, e a parte il "tiro" rock, la musica non poteva essere che la solita dei Mission, con tutta l'enfasi e i "my precious" e "my flower" (ahimé...) del caso (mancavano però i "deep inside"), con i ricamini gotici d'ordinanza, sempre sulle rotte di una versione più melodica di quel compendio del dark che erano i Sisters Of Mercy , né fanno eccezione le due canzoni in programma successive a Carved : Angelina e Dumb calzano tranquille in una scaletta che ha il solo difetto di privilegiare questo ultimo disco (il meno interessante tra quelli degli esordi) a scapito di qualche altro classico che non ci sarebbe dispiaciuto ascoltare, visto che appunto stanno chiudendo bottega.

Però alla fine, pur coi difetti detti e noti, il tutto funziona: il gruppo su cui sta calando il sipario magari non è stato una pietra miliare, ma più di qualche punto a suo favore lo ha segnato, e questo "last chapter" non è stato male per niente. Posto che sia davvero l'ultimo: io, più per l'umore sul palco che per il fatto di vivere in un'epoca in cui nessuno vuole ammettere di invecchiare, non ci credo tanto.