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Foals – Antidote (Transgressive Records, 24 marzo 2008)

di Antonio Puglia

Sarà davvero un trionfo annunciato, questo debutto dei Foals? Una band che era next big thing già mesi fa, e che oggi corre addirittura il rischio di arrivare in ritardo rispetto al boom previsto (praticamente un record). Una band che, nondimeno, ha inevitabilmente calamitato l’interesse dell’intera industria indie britannica - inclusi fan celebri del calibro di Kieran Hebden (che li ha remixati) e Bloc Party (che li sponsorizzano da almeno un anno). Il tutto grazie a tre singoli che, come anticipato, non fanno parte del full-lenght in questione, la cui gestazione è stata più travagliata del previsto: l’attesa produzione di Dave Sitek dei Tv On the Radio è infine andata a farsi benedire, per via delle solite divergenze stilistiche.

L’hype-ometro è alle stelle, ça va sans dire; e noi, giusto per non indulgere nel raccontare una storia risaputa, sentiamo il dovere di esaltare gli inserti math e afro beat che questi ragazzi di Oxford hanno innestato in un tappeto p-funk / emo di matrice - manco a dirlo - Bloc Party. Con le sue sovrapposizioni chitarristiche in stile Ian Williams e poliritmi e fiati alla !!!, l’iniziale French Open è infatti di gran lunga il più interessante di un lotto di brani secchi e taglienti quanto volete, ma per lo più telefonatissimi (da Cassius al singolo spacca-dancefloor Balloons), se nelle orecchie è passato almeno una volta Silent Alarm (o l’EP di esordio di Kele Okereke & co). Per il resto, Heavy Water e Two Step Twice sono un indice del passaggio dei Battles l’anno scorso, mentre Olympic Airways fa intravedere un’attitudine quasi pop, alla Klaxons addomesticati.

Sia chiaro, Antidotes è assolutamente il disco ultra-figo che tutti si aspettano (prodotto e confezionato con tutti i crismi del caso), e il gruppo ha davvero un tiro notevole oltre che una visione d’insieme estremamente chiara: non indulge nelle romanticherie dei loro ispiratori (nessuna I Still Remember da queste parti), ma va dritta come un treno, non lesinando spigolosità post-punk a destra e a manca (un rigore che, attitudinalmente, li accosta ai più radicali These New Puritans). Ancora una volta, rip it up and start again, e chi s’è visto s’è visto.

(6.7/10)

 

  • funk-punk, pop, math
  1. The French Open
  2. Cassius
  3. Red Socks Pugie
  4. Olympic Airways
  5. The Race For Radio Supremacy
  6. Balloons
  7. Heavy Water
  8. Two Steps, Twice
  9. Big Big Love (Fig.2)
  10. Like Swimming
  11. Tron