
Non son capace d’arroccarmi fino allo sfinimento sulle mie posizioni, non sono in grado di non farmi influenzare da ripetuti commenti opposti al mio. Capita che tutto questo (a volte) si riveli una fortuna. Disco, da me sottovalutato, ma incensato da più parti, Here Comes The Wind, degli Envelopes è effettivamente lavoro che convince piano piano. Al debutto nelle orecchie sembra già sentito, l’ennesimo pop suonato da giocolieri mancati (vedi Architecture In Helsinki, Of Montreal fino a risalire ai Gorky’s Zygotic Mynci), capaci “solo” di prendersela con le note. Trasformandole, colorandole. E invece… oltre alle melodie c’è di più. Svedesi, francesi, gli Envelopes tornano dopo tre anni di silenzio con questo album e passano nuovamente l’esame. Non lasciatevi ingannare dalla copertina: il disco è tutt’altro che lugubre e scuro. Sonorità vivaci, timbri differenziati, sempre originali, muovono un lavoro senza precise definizioni. Il rischio dell’indecifrabilità e susseguente incompletezza viene corso per tutti i 33 minuti di durata dell’album, a volte la cadute sono fragorose (Put On Hold su tutte), ma è lo stile da nuovi Pastels che convince. Ed è normale se ci si incaponisca cercando tutte le influenze sulle quali il quintetto si fonda (Talking Heads, Pixies, B-52’s per citare i nomi celebri), ma non è di certo cosa strana se ci si ritrova a dover leggere e rileggere che le loro canzoni son come “baciate dal sole”.
(6.3/10)