Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Common - Thisisme: The Best Of (Relativity, 2007)

di Daniele Follero

This is me, ovvero una fotografia dell’hip hop anni ’90, scattata da un MC che a suo modo ha contribuito, in positivo e in negativo, a tirare fuori questa musica dall’underground e ad allargare il suo bacino di utenza. Non è l’ultimo arrivato, Common, e lo vuole affermare dimostrando al mondo che il suo recente successo nel mondo dello star system nasconde una carriera lunga e un artista che va ben oltre i grammy, MTV e le feste VIP dell’alta borghesia.

Prima frequentare i vari Kanye West, Lauryn Hill, D’Angelo ed Erykah Badu, sfornando global-hits da multinazionale, Lonnie Rashid Lynn, già conosciuto come Common Sense (dovette in seguito modificare il nome, dopo essere stato citato in giudizio da una band con lo stesso nome), inizia la sua carriera nella città che gli aveva dato i natali nel 1972, Chicago, nel nome della totale opposizione al Gangsta Rap, che proprio all’inizio dei ’90, negli anni del suo esordio, si affermava come l’espressione più diffusa (ma anche la più fastidiosamente machista e “spaccona”) dell’hip hop.

This Is Me è la sintesi della fase “underground” di Common, racchiudendo i primi tre album del rapper, usciti per la Relativity prima del passaggio alla MCA e del definitivo tuffo nel mondo del mainstream. La raccolta, organizzata in ordine cronologico, parte dagli esordi di Can I Borrow A Dollar? (1992), dove il ventenne Common mostra per la prima volta il suo stile rilassato e scandito, dall’approccio molto caldo e suol. Lo testimoniano singoli come Take It EZ (suo primo in assoluto), Soul By The Pound, Breaker 1/9, Charms Alarm e Heidi Hoe, mix equilibrati di funk, soul e atmosfere jazzy. Stessi ingredienti che musicalmente caratterizzano Resurrection. Il suo secondo album, pubblicato due anni dopo l’esordio, approfondisce il discorso sulla non-violenza e si impregna di islamismo filtrato dall’ultimo John Coltrane. Tutti elementi che aggiungono profondità ad un lavoro che continua a rappresentare, ancora oggi, la migliore espressione del rapper chicagoano. I Used To Love H.E.R., Thisisme e la title track, sono i momenti più alti della poetica di Lynn, destinata a scadere in pochi anni nel baratro del pop da classifica, ancora prima di abbandonare la Relativity. One Day It’ll All Make Sense (1997) è già pregno di nu soul, vocine e coretti ammiccanti e melodie strappalacrime, con la firma in calce delle nuove “regine” del pop-soul Lauryn Hill ed Erykah Badu, che prestano la loro ugola, rispettivamente in Retrospect For Life e All Night Long. Cominciano, dunque, le super-collaborazioni, che nel linguaggio del pop si traducono con aumenti vertiginosi di pubblico e vendite. In tutta evidenza, il terzo album di Common non ha nulla a che vedere con i primi due, pur appartenendo allo stesso decennio. Peccato non lo abbia considerato chi ha curato questa raccolta, che altrimenti sarebbe andata un bel po’ oltre la sufficienza.

(6.1/10)

 

  • hip hop/r’n’
  1. Take It EZ
  2. Breaker 1/9
  3. Soul By The Pound
  4. Charms Alarm
  5. Heidi Hoe
  6. I Used To Love H.E.R.
  7. Book Of Life
  8. Ressurrection
  9. Thisisme
  10. Retrospect For Life (ft. Lauryn Hill)
  11. Reminding Me (Of Sef)
  12. All Night Long (ft. Erykah Badu)
  13. G.O.D. (Gaining One's Definition)(ft. Cee-Lo)
  14. Stolen Moments Pt. III
  15. High Expectations