
Eran quasi stati dati per dispersi: 4 anni di silenzio prima di partorire Birds e cos’abbiano fatto nel frattempo non è tanto chiaro. I Pele (progetto primo di due terzi della band) non han più dato segni di vita, la Table Of Elements nel frattempo è diventata la loro etichetta distributrice e, soprattutto, la line-up tradizionale, che aveva portato avanti il marchio del gruppo di Milwaukee, per ben sei anni, è stata ampliata da un ulteriore chitarrista, Jim Schoenecker, e da un secondo “computer” e “sintetizzatore”, Jon Minor (anche lui nei Pele). Il suono, invece, non è mutato più di tanto dal precedente Customer. Forse un addolcimento, un leggero tentativo di distaccarsi dalle radici post rock, molto molto vicine a Tortoise e Gastr del Sol, per abbracciare la linearità del folk e i sentimentalismi del pop. Si può affermare che questo Birds sia il primo album dei Collection Of Colonies Of Bees ad esprimere apertamente sentimenti: non più ancorato all’introspezione, ma libero ed estroverso nel manifestare sensazioni attraverso suoni e liriche. Flocks I è dichiarazione d’intenti: allontanamento da un paesaggi scuri e interiori ed esplosione luminosa di chitarra e batteria. Flocks II e Flocks III, amalgamate assieme alla perfezione, perpetuano il verbo. Il suono, pulito e chiaro per tutta la durata dell’album, non nasconde più gli ambienti, ma, come se tutto volesse esporsi alla luce del sole, ci si ritrova davanti ad un susseguirsi di crescendo, d’impennate quasi da banda da parata. Flocks IV è pura fusion: ritmiche accentuate, chitarre lineari e batteria intensiva. Un album limpido, riappacificante, quasi classico, per quanto classico possa definirsi un album di radice post-rock.
(6.5/10)