
Basta poco per scrivere un pugno di canzoncine sull'adolescenza accattivanti e spigliate. Affidarsi a un cantato stralunato, trafficare con tastiera, chitarra e beat, perdersi in malinconie spicciole, frequentare un elettro-pop essenziale quanto godibile. Il passo successivo potrebbe essere quello di aggiungere una spruzzatina di ironia da consumato loser - La matematica di notte, così simile a certe cose di Mr. Brace, qui presente sotto le mentite spoglie di Tafuzzy Records -, clonare elementi del Beck meno istrione (Julay in foto), cedere il passo a progressioni armoniche à la Kings Of Convenience – e un po' in stile Samuele Bersani - (Paul Simon), per arrivare a un disco come La seconda cosa da andare dei marchigiani Chewingum. Una band meno estemporanea di quel che potrebbe sembrare ad una prima occhiata, capace di conciliare con gusto testi che parlano di quotidianità e sussurri musicali garbati, passioni vintage da orchestrina di riviera e fascino del nonsense. Il tutto – e questa è la vera peculiarità - senza scadere mai nella pacchianeria.
(6.7/10)