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Camera 66 – In Sospeso (autoproduzione / Promorama, aprile 2008)

di Stefano Pifferi

L’immaginario post-rock in maniera decisamente allarmante. Artwork neo-impressionista, apparato prettamente strumentale, elettronica d’accatto e glitcherie varie, cantato (poco) in italiano. Fortunatamente il timore di lasciare in sospeso il giudizio su questo secondo album svanisce al primo ascolto.

I quattro Camera 66 (Cristian Altieri, voce, chitarra, basso; Alex Giatti, basso, voce, chitarra; Alessandro Bianconi, batteria, samples, computer e Patrick Altieri, rhodes, synth, piano, chitarra) forniscono una prova al di sopra delle aspettative, al guado tra sprazzi di cantautorato colto da underground italico e via personale al post-rock minimale. Le poche tracce con voce vivono di una enfatica alternanza tra il declamatorio e il sussurrato che rimanda a quella sottile linea rossa che dai primi Massimo Volume, arriva a Bachi Da Pietra passando per i Madrigali Magri. Come Ali D’Insetto è stranamente vicina a toni offlaghiani, seppur diverse sono le tematiche e il sostrato musicale, mentre l’urlo distante di Piano (Per Distorto) rievoca quello represso del Giambeppe Succi dei primi MM.

La parte strumentale è cinematica e minimale, d’impatto visivo e visionario, sporcata da un uso mai invadente del glitch (lo strumentale abbozzo di ballata per piano e rumorini Respiro) né tanto meno dalle ridondanze in crescendo tipiche del genere, ma impreziosito da una bella ricerca dei e sui suoni.

Distesi e dilatati, soffici ed evocativi, i Camera 66 stanno cercando (e hanno forse trovato) una via personale al dopo-rock.

(6.7/10)

 

  • post post-rock
  1. 6 Millimetri
  2. Tutto È Bene Quel Che Finisce
  3. Evoluzione Della Pioggia
  4. Respiro
  5. In Sospeso
  6. Come Ali D’insetto
  7. Memorie Dal Sottosuolo
  8. Effetto Di Risonanza
  9. Piano (Per Distorto)
  10. L’equilibrio