
Uno è Enrico Decolle, già leader degli Alias. L'altro è Maurice Andiloro, ingegnere del suono e produttore già all'opera con Afterhours, Pecksniff, Samuele Bersani e Perturbazione tra gli altri. Ad inizio millennio furono colti da fregola psych-pop che li portò a concepire e realizzare il progetto Breakfast, già due dischi alle spalle, tangibile il progresso artistico e i relativi (?) consensi. Ma col terzo opus Flowers And Spiderwebs mettono decisamente la freccia, annusano la scia di un pop più sfrigolante e cromatico ferma restando l'acidità, coprendo con disinvoltura un ventaglio stilistico che va dal soul-folk amniotico à la Scott4 all'art-wave potabile di Wire e Ultravox!, passando per certe bolge visionarie Barrett e saccenza post-glam O'Rourke.
Mediamente felice la scrittura, soprattutto in caso di ballate, come nel solenne abbandono di The Ballad Of General Kramer (un sogno spacey tra nostalgie amniotiche Air/Radar Bros) o nella ben più ombrosa - quasi laneganiana - Colour Your World, cogli spasmi pastosi di contrabbasso, le chitarre desertiche e quel ritornello che sboccia con estro Blur. Molto bello il suono, abile a sbrigliare complessità con calore e immediatezza, come quando in Evening Time un violoncello in loop s'impasta tra corde wave e tastierine Notwist, o come nella scabra visionarietà strattonata da tamburelli e sax grumoso nell'iniziale Intro. Pure le voci dei Nostri fanno la loro più che porca figura, disimpegnandosi turgide in Leave e spalmando delicatezze narcotiche come uno Stephin Merritt in fregola Eno nella conclusiva Love.
Una caleidoscopica, avvincente collezione di affetti sonori.
(7.0/10)