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Boggs – Forts (Tangled Up!, 18 febbraio 2008)

di Gaspare Caliri

Questa recensione è la storia di un crescendo, per addizione, al punto che per assurdo si farebbe da sola, a menzionare tutte le informazioni raccolte; ma si preferisce presentare il processo.

Innanzitutto Forts dei Boggs è la ristampa di un’uscita dell’anno scorso per la Gigantic, con in più delle bonus track; la band, capitanata da Jason Friedman, ormai al quarto disco, ha colto fra l’altro l’occasione di tornare a Brooklin, dopo una parentesi niente meno che a Berlino. E già, qui, la pulce nell’orecchio; la prima impressione è poi che facciano dell’hype più becero sulla tronica percussività wave, che spingano ciò che va a più non posso, alla rincorsa di un’indie che tende al punkfunk; l’esempio è Remember The Orphans, che pur si riprende con la bella idea di aggiungere nel finale delle percussioni alla Liquid Liquid - cosa che a New York sembrerà una banalità, certo, ma comunque denuncia tempismo nell’inserimento e dichiara un immaginario. Punkfunk, Berlino… Ma a ciò si sommi il buon indie-trotto folk (altra spina dorsale dell’album) di Little Windows, non lontano da un tempo country, che vede un duetto vocale e un risultato di pop convincente. Una delle due ugole, fra l’altro, è di Heather Gross degli Au Revoir Simone.

Insomma, è il momento di sciogliere i cani; Forts è una sommatoria di collaborazioni, da Julian Gross dei Liars in fase di registrazione – ecco la pulce – a gente di Enon, Hot Chip, Love As Daughter, Glass Factory, persino Holy Fuck. Il che invita subito all’esercizio del dubbio voluto dalla vecchia questione popolare per cui “il troppo stroppia”. Ma nelle poche righe che rimangono, faremo la vera recensione; non cediamo alla tentazione di seguire l’iperbole su cui si impernia il disco, e diciamo che ciò che è bello, di questo disco, sono gli episodi wavecountry (So I So You, Melanie In The White Coat), anche le derive più rocambolesche e percussive, che curiosamente tornano al punkfunk (If We Want (We Can), a suo modo sfilacciata, e riuscitissima, con pure una vena psichedelica). E concludiamo sostenendo il detto, ma assottigliandone il campo; troppe teste, in definitiva, illudono e confondono.

(6.6/10)

 

  • wavepop-funkfolk
  1. Forts
  2. Remember The Orphans
  3. Little Windows
  4. One Year On
  5. Arm In Arm
  6. Bookends
  7. After The Day
  8. The Passag e
  9. So I So You
  10. Melanie In The White Coat
  11. If We Want (We Can)
  12. Poor Things
  13. Holiday
  14. After The Day (Heather’s Version)