
Chi pensava che la cultura della frammentazione fosse finita – o almeno quella della musica dance intelligente? Ecco a quella persona Bloody Dancer, concentrato di tecnica aphexiana a portata di ascolto. È presto detto, allora; un altro disco di IDM – fra l’altro con pesanti influenze Autechre - palesemente in ritardo sui tempi, la creatura di Bloody-Snowman, Bloodybuddies? Troppa fretta. Bastano altre tre brani e Dead Raver Shhhhhhhhh Mix ci porta su un altro pianeta, in rapida trasformazione da un breakbeat a un’oscurità ambientale degna della Kranky.
Certo, tutto coerente con un tocco più generale di cut-up, che riguarda le tracce al loro interno e nel rapporto che intrattengono reciprocamente. Lo si suppone tale perché gli stilemi schierati dentro questo disco non sono completamente slegati tra loro – vedi anche il passaggio all’electro-gaze della successiva Drug Wreck.
Sveliamo il trucco. Il contenitore autoriale di Bloodybuddies non è in realtà solo la testa (o le teste) che stanno dietro alla californiana entità Bloody-Snowman. La madre-matrioska è l’etichetta stessa per cui esce questo disco, la Daly City, avvezza a compilazioni, remix, sfaccettature elettroniche. Scopriamo così che Drug Wreck è mixata dai Clipd Beaks, e la traccia iniziale, da cui abbiamo originato il nostro discorso, è stata vittima del breakcore di Mochipet – come del resto c’è Jamie Stewart dietro a Dead Raver Shhhhhhhhh Mix (brano, anzi, titolo del brano presente in altre due vesti, tra loro opposte).
L’album è dunque un potpourri di varie provenienze (Drinking Inda Bushes sporca la drill di digital hardcore), dove il dispositivo electroclash – se proprio vogliamo trovarne un supporto, ma forse vale di più l’estetica delle tastiere Novanta - è spesso disatteso dalle realtà dei personaggi che hanno collaborato a questa stramba semi-compila. Cosa rimanga tra le dita non è chiaro; che sia semplicemente la frammentazione?
(6.6/10)