
Sensibilità pop a grana grossa nascosta sotto le spoglie di un suono chitarristico che sta lì, esattamente a metà del guado tra indiependenza e velleità post-punk d’annata e che più newyorkese non si potrebbe. Blood On The Wall è un trio, con tanto di bella figliola al basso, giunto al terzo album. Gli altri si suppone siano passati sotto silenzio, almeno da queste parti, e crediamo che la stessa sorte toccherà a Liferz. Il disco in sé non è brutto; il problema è che è troppo risentito. Le coordinate sono quelle stranote del noise-pop e il risultato lascia un po’ a desiderare: Pixies e Sonic Youth sono stati dei maestri, ma svolgere il compitino a distanza di qualche lustro non è abbastanza per non scivolare nel risentito, triste anticamera dell’oblio. Insomma, mettere quattro accordi in croce, sviolinare qualche vago accenno ai Jesus & Mary Chain, buttar qua e là la tipica indolenza indie mista a un po’ di feedback di chitarra non evitano alla noia di manifestarsi immediatamente. E a Liferz di finire nel dimenticatoio
(5.0/10)