
C'è da credere a questi Atari quando sul loro My Space citano tra gli ispiratori, Beatles, Devo, Daft Punk ma anche Gigliola Cinquetti, Sandy Marton, Decibel, James Bond, Caravaggio e vecchi cartoni animati giapponesi come Yattaman o Pollon. C'è da credere loro perché lo stesso immaginario un po' trash, decisamente infantile, molto anni Ottanta che fa da corollario estetico e filosofico alla proposta del gruppo, lo si ritrova anche nella musica, sotto forma di ritmiche plastificate, sogni a otto bit, elettronica spicciola. Un immaginario profondamente legato al mondo delle prime consolle da salotto come, appunto, l'Atari, giocattoli che tra la fine dei Settanta e l'inizio degli Ottanta si diffusero a livello planetario, rivoluzionando la vita dei teenager di allora e dando il via a una rincorsa tecnologica che ancora oggi pare senza fine.
Player 1 e Player 2 – questi i nomi d'arte dei musicisti coinvolti nel progetto – riprendono in toto i colori del sound arcade, talvolta riproducendoli fedelmente (Atari Boy), talvolta “modernizzandoli” in chiave elettro (i Velvet di Poisoned Apple Pie), talvolta trasformandoli in citazioni di prime donne del pop trasversale come Blur e Beck (I Can't Stop Biting My Nails e “Blow In Cart” Generation), più spesso mascherandoli sotto una disco-accozzaglia di stili e maniere personale quanto entusiasmante. Una musica brava a fotografare con gusto melodie da mandare a memoria e che, siamo certi, farà ballare i nostalgici del decennio delle spalline imbottite come chi, quegli anni così contraddittori, non li ha mai visti nemmeno col binocolo. In tutti i casi, insert coin.
(7.1/10)