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Almamegretta – Vulgus (Sanacore / Arealive / Edel, 28 marzo 2008)

di Marco Braggion

Ritorna la Napoli, cuore pulsante del Mediterraneo, letta dagli occhi degli Almamegretta: l’ultima delle italo-posse rimaste. Dopo la fuga solista di Raiz (che ritorna qui in una Guarda annanz’ esplosiva) e il ripensamento che dalla fine dei ‘90 guardava a un elettronica più pop-dancefloor, oggi possiamo felicemente constatare come la nuova fatica sulla lunga distanza per gli alfieri del dub campano sia un laboratorio per la costruzione di stile e per il talent scouting di voci e facce nuove. Riprendendo la lezione dei collettivi musicali 99 Posse e Bisca (sebbene più politicizzati e afferenti a scene di militanzattiva), oggi l’Alma ‘ritorna sul campo’ e propone indiependentemente un dub urbano che guarda a 360 gradi tutte le coste del Mediterraneo e che fa (questo in verità già dal primissimo Figli di Annibale) della contaminazione il suo punto di forza.

La storia dub è un racconto di anime; come sappiamo da tempo, il soul non può che ritrovarsi nelle voci e nei suoni, memorie indelebili di un passato che si innesta nel ‘mash up’ presente. La bomba che brucia lacrime e ricordi viene dalla Bristol dei Massive Attack: lui è sempre il solo e unico Horace Andy. La sua è una di quelle partecipazioni (Just Say Who) che da sole cambiano l’album e portano in pochi istanti su un piatto d’argento la visione di Kingston innestata con le fibre ottiche dell’electro post-90. Ma non solo.

La ricerca del combo napoletano non prescinde dal mutamento del linguaggio e dalle variazioni della tradizione: e allora ecco la scelta della canzone popolare e del dialetto mescolati al ‘lingo’ su gran parte dell’album. Ne viene fuori un’infiorescenza ibrida di storia folk (vedi le partecipazioni degli ex ‘canzonieri del Lazio’ Piero Brega e Peppe Lanzetta) e di sapori nuovi. Chi porta la fiaccola della novità è una Princess Julianna in stato di grazia, che ha poco da invidiare ad Alison Moyet o -per restare sui nostri lidi- a Meg: High and Dry un drum’n’step che ricorda le primissime visioni di Madaski, Che ‘a fa’ non dista molto dal bhangra etnico di M.I.A..

Vulgus ancora una volta ci riporta sulla strada e sui vicoli di Napoli. I problemi di tutti i giorni che vengono ampliati dal golfo, dub che parla molte lingue, senza barriere né vincoli spaziotemporali. Se fossero i governatori della regione, gli Alma l’avrebbero già risolto il problema dei rifiuti. Avrebbero chiamato con la loro musica gente da tutto lo stivale per ripulire la strada. Loro sono i nuovi pifferai magici dell’etnodub. Dall’Inghilterra al rebetico greco, dalla Giamaica alle mistiche visioni di Shangri La. Venite! Venite!

7.6/10)

 

  • dub med
  1. Vulgus
  2. High And Dry (feat. Princess Julianna)
  3. Guarda annanz’ (feat. Raiz)
  4. Just Say Who (feat. Horace Andy)
  5. Mo basta
  6. Primmavera nova
  7. Che ‘a fa’ (feat. Princess Julianna)
  8. E da piccolo fanciullo incominciai (feat. Piero Brega)
  9. Bum Bum (feat. Peppe Lanzetta)
  10. What Have You Done?
  11. Pompei Day
  12. Black Wave
  13. Shangri La
  14. Just Say Who (Gaudi Rootikal remix)