
La Danimarca deve essere un luogo proprio strano, e in qualche modo affascinante, a parte il marcio che a suo tempo - un bel po' di tempo fa - il famoso Bardo ebbe ad ipotizzare. Casomai vi capiti di bazzicare in quel di Næstved, potreste fare un salto a trovare l'etichetta Sound Of Perpetual Astonishment, SOPA per gli amici, nel cui roster agiscono la siciliana Agata Foti ed il bosniaco Emir Pasic, in arte Agata & Me.
Smaltita la sbornia delle coordinate, ci troviamo con questo ep di debutto nelle orecchie basato su un'idea folk fragrante come appena sbocciato (la delicata Camouflage) eppure sul punto di farsi "-tronica", recuperato cioè alla dimensione di tremore frugale come certi Low (Fork) o addirittura dei Sigur Ros embrionali (So Long), vulnerabile e irrequieto come la PJ Harvey a spine staccate (Today), tuttavia assediato da una spinta "cibernetizzante" che lo conduce dalle parti dei Notwist (Mirror) per poi lambire en passant il composito universo Portishead (Who Let You Come Out?).
Se la proposta fatica a ritagliarsi una dimensione peculiare, sono almeno tre i punti di forza: la serica apprensione della scrittura, l’interpretazione intensa e lo strano chimismo tra i due (che si alternano al canto), una specie di lotta in corso tra incompatibilità e attrazione, tra strategie agli antipodi che desiderano specchiarsi nelle acque di un futuro intrigante e insidioso, di un passato che non smette mai di morire. Il risultato è un impasto pulsante e malfermo circa il quale non puoi fare a meno di chiederti: cosa gli accadrà?
(6.9/10)