
Una voce nera e potente, una passione per il soul e il r’n’b e una precoce carriera che la porta al debutto a 19 anni dopo non molta gavetta e il solito passaparola internettiano. 19 è un buon biglietto di presentazione per l’inglesina già accostata in patria ad Amy Winehouse. Non di solo soul è fatto però l’album, che mostra tutte le influenze di Adele, tra composite orchestrazioni seventies, e atmosfere a metà tra Dusty Springfield e Peggy Lee (Chasing Pavements), scarne folk ballad (l’opener Daydreams, paradigma di tutta la non più recente ondata di folksinger, Newsom in testa), soul funk amywinehousiane (Cold Shoulder) e scatti soul jazz ben dosati. Come una Laura Nyro ancora in essere.
La forza dell’album sta tutta nelle capacità interpretative di Adele, e nella mistura ben equilibrata delle sue parti e ci sembra alquanto riduttivo il paragone fatto dalla stampa con l’inquieta Winehouse. 19 potrebbe essere invece l’inizio di una promettente carriera.
(6.8/10)