
Un'antologia e al tempo stesso una piccola celebrazione A Living Dog Is Better Than A Dead Lion, confezionata col triplice scopo di promuovere il lavoro della milanese Canebagnato Records, festeggiarne il primo anno e mezzo di vita e unire al contributo musicale delle band appartenenti al roster dell'etichetta quello di realtà che con la label hanno poco o nulla a che vedere. A fare da collante la semplice unità di intenti, al di là dei vincoli contrattuali o dei generi di appartenenza, quella che emerge dalla proposta introspettiva e fondamentalmente acustica dei padroni di casa – Don Quiból, Mauve, Paolo Saporiti, Gabriel Sternberg, Margareth e Christian Alati – come dal caleidoscopio in note degli ospiti.
Tra gli esterni, rispondono alla chiamata il punk e dintorni dei Somewhere Between e le ballads dei Green Like July, i mimetismi à la Björk dei Lapingra e gli spigoli funk-psichedelici dei St. Francis, le desolazioni desertiche dei Jewels For A Caribou e le stanze senza pareti di The Toy Library, il rock loureediano dell'americano Drexel e la new wave catacombale dei Miavagadilania, le coloriture armoniche dei Jenny's Joke e le imperfezioni ritmiche dei Phono Emergency Tool.
Pur non presentando i caratteri dell'imprescindibilità – come del resto molti dei progetti di questo genere - il disco regala comunque un'ora di buona musica e uno spaccato significativo di una parte “sana” dell'indie di casa nostra (e non). Ai lettori la responsabilità di decidere se spendere o meno i due euro richiesti sul sito dell'etichetta per accaparrarselo.
(6.8/10)