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Sunday Drivers – Tiny Telephone (Naïve / Self, settembre 2007)

di Stefano Renzi

La prima notizia è che i Sunday Drivers, a dispetto del nome e della musica che si sono convinti a suonare, provengono dalla Spagna. Potrebbe sembrare una banalità , vista la globalizzazione (oops) di mercati e produzioni, ma sentire il buon Jero scimmiottare Kelly Jones e poi scoprire che è cresciuto con tonnellate di paella invece che con del sano Fish And Chips, credetemi, fa il suo bell’effetto. Deliri geo/gastronomici a parte, Tiny Telphone è, a tutti gli effetti, un discreto album di “maistream rock” frutto di un evidente, quanto copioso, saccheggio trasversale (dal college rock al brit pop ) che riesce, con una buona dose di mestiere ed un ottimo lavoro in studio (l’album è stato registrato tra San Francisco e Nashville), a coprire l’ovvia mancanza di originalità portando a compimento due o tre canzoni quantomeno decenti.
E’ il caso dell’ottima Do It, riff alla Weezer, clap clap di battimani in controtempo, melodia semplicissima ed immediata, dell’iniziale Rainbows Of Colours, che prova ad inserire sonorità psych in un tipico canovaccio pop/rock alla Stereophonic e di Sing When You Are Happy che non fa rimpiangere i Charlatans di Tellin’ Stories. Il resto, come da routine, si perde tra rhythm & blues di quart’ordine (Day In Day Out), le solite, melense ballate (Little Chat) e qualche giro di Hammond ben assestato (Paranoid). Non molto, ma di questi tempi basta ed avanza per strappare una pur risicata sufficienza.  

(6.0/10)

 

  • pop/rock
  1. Rainbows of Colours
  2. She
  3. Do It
  4. Paranoid
  5. Life Is
  6. Little Chat
  7. Sing When You're Happy
  8. Day In Day Out
  9. Better If I
  10. Goodbye