
Mini lp di debutto per i Soloincasa, quintetto che tenta di conciliare la propensione cantautoriale jazzy col richiamo del rock alternativo, tradendo spesso e volentieri l’avvenuto contagio post. Li produce "artisticamente" Paolo Benvegnù, e con questo abbiamo detto molto. Ma a dire il vero sembra maggiormente spiccare una certa inclinazione Marco Parente, stemperato magari tra suggestioni Tenco e spigolosi ciondolamenti Karate, salvo poi infiammare il tutto come nella coda onirica di A lume di candela, oppure prediligendo strattonamenti wave strumentali come in Napoli - Charleroi.
Non è certo un solco facile da seguire. Non lo è per i Parente e i Benvegnù, figuriamoci per questi ragazzi toscani, la cui scrittura non riesce a bilanciare la programmatica instabilità formale: melodie appassionate ma irrisolte, fiori senza odore all'ombra di trame spaesate, accettabili quando si aggirano tra esotismi languidi e dinoccolati vagamente Perturbazione (Eros, phatos) ma improbabili quando azzardano forzose apoteosi (il finale di Avvolti in un filo di lana). Va detto che in Deja-vu azzeccano un crescendo formidabile sulla scia di theremin e wurlitzer, sbalzando il malanimo verso un lirismo prog cosmico a cuore pieno. Messo a punto, il discorso può farsi interessante.
(5.8/10)