
La Lex ci ha regalato diverse soddisfazioni sin dalla sua nascita: da un punto di vista strettamente musicale, certo, ma anche in virtù della raffinata creatività espressa dal peculiare artwork dei propri dischi. Ora se ne esce con questo magnifico album d'esordio del nuovo progetto di Jneiro Jarel insieme all'amico Jawwaad. L'aspetto bizzarro della faccenda è che i quattro quinti di questa formazione non sono altro che alias e moniker dietro cui si cela la personalità multipla di questo Madlib in erba. E così Roque Wun, Panama Black e Dr. Who Dat?, immaginari membri della crew, non sono che proiezioni dello stesso Jarel nei diversi ruoli di mc, producer e via dicendo.
I Shape Of Broad Minds salgono a bordo di un sommergibile nucleare presumibilmente dirottato dai Drexciya e vanno ad allunare negli abissi dell'ignoto spazio profondo, nei visionari landscapes del Wild Blue Yonder di Werner Herzog. Il sincretismo e l'iconografia space-acquatica del viaggio proiettato verso il futuro pescano in questi oceani. Solo che la Fossa è fonda anni luce e talmente oscura che oltre le fredde vene blu elettrico pare spalancarsi un buco nero alla cui forza d'attrazione non siamo in grado di opporre resistenza.
Light Years Away: gli Antipop Consortium più scuri di Tragic Epilogue nella stratosfera dei Cannibal Ox e con un piglio delirante e psichedelico post Ligeti. Una Lux Aeterna che illumina l'Arpanet. Let's Go (feat. MF Doom): immaginate Daft Punk e Justice che confezionano un incalzante e roteante numero da sabato sera con strobo a palla; l'uomo dalla faccia di metallo che ci rappa sopra; il fantasma di J Dilla che appare e scompare. Siamo già in orbita. Changes affiora da luoghi reconditi. Guizza fuori e ci abbraccia. Ci irradia. Ed è l'apoteosi. E sono immagini sfocate, deformate e moltiplicate da caleidoscopi e prismi ottici. Straniamento psicogeografico in stile Boards Of Canada. Capolavoro. Opr8r è invece irresistibile funk avanguardistico sulla scia di André 3000 e dei Sa-Ra. La tiratissima Budda Fly Away è una sorta di jam tra gli Antipop ed i Dalek, mentre la tensione drammatica culmina in una So Much (Chaos) (feat. Lil Sci) che interpreta l'orrore e la disperazione di Falluja e Ramallah, prime linee e paradigmi del disordine mondiale. Siamo allo zenit del disco. Nel cuore di questo elettrizzante coacervo. Insieme a The Hollywood Recordings dei Sa-Ra, Craft of the Lost Art è uno dei dischi imprescindibili di questa annata.
(8.0/10)