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Satan Is My Brother – Self Titled (Boring Machines, 15 ottobre 2007)

di Fabrizio Zampighi

Nasce tutto da un film. Scenario, l'autostrada Milano-Torino, in una notte senza fine violentata dalle insegne degli autogrill e dai fari delle macchine che passano. Paranoia e insonnia salgono alle piazzole di sosta poco illuminate e si fanno scarrozzare fino alla periferia della Milano metropoli, diventando droni, grooves impazziti, ottoni in odore di free jazz, ambient oscura che ribolle quasi fosse un vulcano in procinto di eruttare.
Un film che diventa la musica dei Satan Is My Brother, angosciante e circolare come poche, torbida e dirompente, visionaria e ossessiva, con batteria, trombone, sax che a stento sfuggono alla stretta soffocante di un'elettronica fuori controllo e di un torrido pulsare di basso. Gli sfondi sintetici rubano la scena agli strumenti e sputano tre cortometraggi musicali da dieci minuti l'uno, in cui i fotogrammi vibrano, tremano, friggono, colpiscono lo stomaco e l'immaginazione. Il resto è straniamento e ammirazione per il lavoro di questo quartetto milanese. (7.0/10)

 

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