
Stephen Brodsky, più famoso come leader dei Cave-In, sembra aver deciso, con questo self-titled del progetto Pet Genius - insieme a Johnny Coolbreeze e a JR John Junior (sic!) -, di deviare verso ballate tra primo prog e hard-rock (Doomsday); per farlo ci conduce in un percorso verso melodie quasi beatlesiane e quasi Pet Sounds che incrocia inserti da scazzo ponderato alla Pavement.
Certo Steve non è mai stato un monolite, come testimoniano una sua recente creatura, i The Octave Museum, come mille altre collaborazioni e side-project. Ma qui si intravede una visione a ritroso che può essere frutto di lenti più meditate, meno fugaci; una costruzione più stabile. Ci sono infatti i Gentle Giant dietro a Cosmic Erosion, oppure meglio i King Crimson dietro The Visiting Dynamiter; non mancano ritorni arrangiativi al metallo pesante (Man Of The Mountain), o divertissment di pata-swing-produzione (il kazoo di Trash Heap Swing, Emit Fo Deeps Eht Esare); in generale si avvertono due matrici che intrecciano i loro output (e garantiscono la solidità della loro tradizione), la prima il blues (fucina a sua volta dell’hard), quasi omnipervasivo, la seconda la melodia, appunto.
La cosa forse più curiosa (ma neanche troppo, perché conosciamo già questa mossa) è che sul piatto finale, pur virato sul passato, viene servita quella sensibilità primi anni ‘90 che riprese l’hard rock dei Settanta (Walls Of Etiquette, Float My Boat, Chromatic Blues). Come summa (nel senso di riassunto e vertice) della ricetta, la leccornia è Erase The Speed Of Time, con un duetto efficacissimo tra chitarra(e) e batteria (la quale fa di tutto per non perdersi un colpo) – un brano strategico, messo poco più in là della metà del disco.
C’è comunque caso che questa rimanga una parentesi di Brodsky, come un secondo filone post-Cave-In (fare un s/t presta il fianco argomentativo a entrambe le ipotesi). Chi vivrà ascolterà; e non operatevi in gesti scaramantici.
(6.7/10)