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Orthodox – Amanecer En Puerta Oscura (Southern Lord / Goodfellas, ottobre 2007)

di Nicolas Campagnari

Se Miles Davis sul finire degli anni Sessanta si fosse innamorato delle lente progressioni dei Black Sabbath piuttosto che degli accordi acidi e psichedelici di Jimi Hendrix, avrebbe suonato come questo Amanecer En Puerta Oscura degli spagnoli Orthodox, c’è da scommetterci.
Il trio di Siviglia, che l’anno scorso ci aveva sbalordito con il poderoso disco di doom-metal Gran Poder (Alone Records, 2006), vira sapientemente verso lidi che ben poco hanno a che fare con il passato recente. Vengono in mente le jam session di Miles Davis e John Coltrane certo, ma anche tutta la dinastia krauta che parte dai Can e dagli Amon Duul II e arriva fino ai Tortoise. Senza dimenticare la forte impronta morriconiana di pezzi come Puerta Osario e della Title-track.
In ogni caso non dovete pensare ad una operazione di necrofilia et similia, nei 50 minuti dell’album gli Orthodox sudano e sputano sangue per piegare il verbo doom degli esordi all’urgenza e alla necessità di progettare e creare nuovi scenari, nuove prospettive. Sfuggono a qualsiasi definizione, ad esempio, sia l’opener Con Sangre De Quien Te Ofenda che la lunga Templos, così intrise di umori tetri e tenebrosi ma al tempo stesso attraversate dal raffinato dinamismo del contrabbasso e dei fiati. Dei “vecchi” Orthodox sono rimaste Solemne Triduo e la conclusiva Parte II. Apogeum, unici ricordi di una band che ha voluto togliersi di dosso la limitata e limitante etichetta doom e ci è riuscita. A pieni voti.

(7.5/10)

 

  • doom-jazz-kraut
  1. Con Sangre De Quien Te Ofenda
  2. Mesto, Rigido E Ceremoniale
  3. Solemne Triduo
  4. Amanecer En Puerta Oscura
  5. Puerta Osario
  6. Templos
  7. Parte II. Apogeum