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Kosheen – Damage (Moksha Records, novembre 2007)

di Marco Braggion

La sensazione è quella di tornare ai tempi di Sinead O’Connor e del suono che andava negli esperimenti Novanta a cavallo tra Garbage ed Everything But The Girl: quel mescolare basi hip-hop con voci pulite, quel sentire l’autocombustione che stava disfacendo piano piano i generi, e che in poco tempo avrebbe avuto il coraggio (o la non consapevolezza?) di approdare a lidi oscuri, a luoghi dimenticati dalla positività pop-Ottanta, alle spiagge di Tricky e dei Portishead, o alla wave urbana dei Massive Attack. Quella malinconia che per tanto tempo non siamo riusciti a toglierci di dosso, e che oggi tormenta il pianeta electrorock (vedi per esempio il Patrick Wolf più mistico) o i sempreverdi shoegazers Radiohead.
Tutto torna, il dub cyberpunk mescolato con accenni etnici (Marching Orders) che fa tanto Asian Dub Foundation, la base hip-hop mescolata con suonini industriali che vanno a contrastare la pulizia della voce (Damage), il suono uberpop à la Depeche Mode con qualche accenno dancey dalle parti delle contaminazioni dei primi Gus Gus (Overkill), la spolveratina oniricottanta (Same Ground Again), la strizzatina pop chart-oriented (bello il singoletto veloce Guilty) e l’inevitabile richiamo ad Annie Lennox, regina di un mondo ormai ghiacciato nel ricordo (Chances). Un disco che piace per l’immediatezza e la facilità di ascolto. Un piccolo gioiellino pop che farà scendere qualche lacrimuccia ai teen-agers dei Novanta e che consegnerà una pletora di remix e di alternate versions ai dancefloor pop-oriented. Vogliamo scommettere?

(6.5/10)

 

  • trip-electro-p/hop 90
  1. Damage
  2. Overkill
  3. Like A Book
  4. Same Ground Again
  5. Guilty (Original)
  6. Chances
  7. Out Of This World
  8. Wish You Were Here
  9. Thief
  10. Under Fire
  11. Not Enough Love
  12. Cruel Heart
  13. Professional Friend
  14. Analogue Street Dub
  15. Marching Orders