
Vorrebbero essere chic come i To Rococo Rot. Vorrebbero essere intellettuali come Four Tet. Vorrebbero essere. Ma par di capire che non ce la fanno. Perché i tre Kiln s’incartano nel voler essere qualcos’altro piuttosto che loro stessi e il risultato, Dusker, è quello che è. Sgualcito e consumato. Ambient talmente tenue e inconsistente da perdere d’interesse già dal secondo ascolto. Glitch che si crogiolano nei loro cliché, come se il genere fosse stato inventato soltanto ieri. E propinare roba senza memoria storica va bene solo se alla base c’è una vena compositiva solida, potente, invidiabile. Qui invece c’è solo un’elettronica da salottino, cornice impalpabile che farebbe il suo (non) figurone in una situazione happy hour da manuale – un bicchiere di martini bianco tra le dita e qualche stronzata in bocca. Che barba che noia che barba.
(5.5/10)