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Ivan Vicari Afro Jazz Trio – Colpo di coda (Club Records, 2007)

di Fabrizio Zampighi

Non è l'Africa omaggiata da We Insist! Freedom Now Suite di Max Roach quella che esce dai settanta minuti di questo Colpo di Coda. Non lo è per le tematiche di fondo, là ispirate da un forte sentimento politico oltre che estetico e qui caratterizzate da una compenetrazione esclusivamente formale; non lo è per le scelte strumentali, dal momento che a farla da padrone nelle otto tracce dell'opera in questione è l'Hammond di Ivan Vicari e non la voce melodiosa di Abbey Lincoln.
Poco male, dal momento che si tratta comunque di un bel sentire. Soprattutto se chi ascolta è un estimatore della tradizionale versatilità dell'organo “per eccellenza”, garantita in questa sede dagli accenti funk e le parentesi blues, le sciccherie easy listening e le coloriture etnico-jazz con cui di volta in volta Vicari veste il suo strumento. Movimenti dal mood differente ma ugualmente fascinosi, che non dimenticano di concedere ampi spazi all'inventiva delle altri parti in causa. Nello specifico, il sax elegante di Genzo Okabe, diviso tra amori giovanili hard-bop e progressioni impostate, ma soprattutto le percussioni di Karl Potter, uno che l'Olatunji responsabile dell'impianto ritmico del disco di cui si diceva in apertura, doveva averlo bene in mente quando ha inciso le otto tracce di Colpo di coda.

Tra venti latini e bossa nova, suoni ipnotici e tappeti di congas, ci si imbatte in riletture di Charlie ParkerBillie's Bounce -, omaggi a Pat MethenySong For Bilbao -, strumentali di George Benson e Wes MontgomeryMimosa e Road Song – oltre che in brani autografi. Arrivando a fine programma  con un solo pensiero nella testa: schiacciare play e ricominciare tutto da capo.

(7.3/10)

 

  • jazz
  1. Saudade
  2. Song For Bilbao
  3. Billie's Bounce
  4. Samba di Orfeo
  5. Amici
  6. Mimosa
  7. Starter
  8. Road Song