
Han Bennink è uno storico batterista di improvvisazione free, sessantacinquenne e gigantesco, non nel senso della mole fisica, ma della difficoltà che causerebbe a chi volesse arginarne l’estro jazzifero, la creatività ritmica, e soprattutto il curriculum musicale. Zeng! È il risultato della sua seconda collaborazione in duo con Terrie EX, sì, quello degli Ex, che dopo il safari africano è tornato (discograficamente) in Olanda.
Di un disco così uno si può immaginare già tutto leggendo i protagonisti, e se la cosa sulla carta gli piace allora non ne rimarrà deluso. Giusto un paio di cose si possono aggiungere, un po’ ancora con intento informativo, un po’ a margine di una recensione (per nulla filologica) che guarda il jazz dal rock.
Partiamo allora dal rock per arrivare al jazz. Chi ancora non si fosse fatto convinto del sostrato comune dei suoni dei bassifondi dei vari generi, forse si stupirà nel sentire riecheggiare alcune soluzioni di provenienza Mars / DNA in questo disco. Non sono citazioni, certo, ma appunto un comune sentire che finisce diretto nelle strutture musicali.
Avvicinandoci al jazz, poi, le sonorità (già nell’iniziale Spikkel) ricordano i tocchi spezzati – meno free-impro, a dire il vero – del Denison/Kimball Trio di Duane Denison dei Jesus Lizard, forse anche per la stessa accoppiata chitarra-batteria.
Ma questo è jazz, e ascoltando Zegnie, per esempio, si può pensare alla sospensione magnifica di alcune tracce di Heavy Sounds di Elvin Jones e Richard Davis. Forse è troppo; se così è, ciò accade anche per un potenziale neo della registrazione, cioè la lunghezza eccessiva, che rischia di allungare le idee come la panachet. Ma sappiamo bene quanto questo dipenda dalla predisposizione all’ascolto.
(6.9/10)