
Terzo lavoro per Francesco Camattini, parmense classe '69, professore di diritto nonché cantautore, di quelli che – ebbene sì - la parola sta sempre un gradino sopra lo svolgersi delle soniche cose. Ma c'è una sbrigliatezza e un curare l'impatto musicale che ce lo fanno considerare sotto una luce diversa, un po' particolare. S'avverte uno sforzo d'immediatezza che tutto sommato coglie nel segno, escludendo però subito e senza indugio la scellerata commistione tra folk tenerello e rock emodistorto di La verità ti prego sull'amore, pezzo affidato alle cure di Niccolo Bossini, guitarist per Ligabue, e non aggiungiamo altro. Altrove invece accogliamo con piacere la dolceagra title track, che ci riporta all'arte affabulatoria del miglior Ron, quel fare fiabesco tra arguzia e malinconia che produce un pop sì accomodante ma dal buon peso specifico, del tipo che sempre meno ahinoi popola l'airplay radiofonico. Liberi di fregarvene, ma conta anche la musica che gira intorno, o no?
Conta, conta, come sosteneva a suo tempo il buon Ivano Fossati, nome che volentieri accostiamo all'accorata malinconia di Eco e Narciso così come alla cupa Il traghetto di Caronte, nelle quali Ovidio, Dante e Leopardi si stemperano in allegorie palpitanti, mentre sul versante del disimpegno Il poprato e Son felice scartabellano tra swing e mambo cabarettistico la prima (echi del Paolo Conte di Dancing resi tangibili dalla presenza fattiva di Antonio Marangolo) e garrulo vitalismo Capossela la seconda. Detto delle toccanti citazioni di Calderon De La Barca che informano l'ispanico languore di Poco reparo e ¿Qué es la vida?, occorre sottolineare il cimento orchestrale di La caduta, ovvero il mito di Lucifero riveduto sotto una romantica luce - azzarderei dire - Debussy, previo il generoso intervento dei Musici di Parma arrangiati e diretti da Alberto Miodini, col risultato di sfoggiare grandeur sinfonica senza graziaddio prostrazioni melò alla Cocciante.
Così è, se vi pare, per quel che vale. Gli affamati d'evoluzione & avanguardia ne stiano lontani. Tutti gli altri, facciano pure un giro.
(6.4/10)