
Se dub dev’essere, che Basic Channel sia. Lo stile freddo del vento da Berlino si insinua sempre di più nelle foreste della scena elettronica da club (e non). Rod Modell è una metà di Deepchord, è lui l’uomo che incarna la mutazione del suono krauto, passando attraverso Detroit, l’evoluzione naturale della Chain Reaction della capitale tedesca. Qui ritorna alle sue visioni metafisiche, ai suoi 12’’, alla sua ossessione per gli spazi pieni di echi distantissimi, memoria di quel disco/collettivo che è (/stato?) Rhythm & Sound, magie psichedeliche sul battito di Zion. L’altra metà, l’altra faccia del suono, è Steve Hitchell, noto ai più come Soultek. Da Chicago. Il vento che non si ferma mai, l’eterno pulsare senza confini.
I due produttori si mettono insieme e costruiscono un disco con equipaggiamenti vintage, come nella migliore tradizione ereditata dallo studio del mito Lee ‘Scratch’ Perry. Roland Space Echo, Echoplex, Korg tape delay e altri synth rigorosamente a 8 bit per scaldare la monotonia techno, per fondere gli stili in un mix che pochi hanno avuto il coraggio di proporre. Due metà che fanno incontrare Berlino, Motor City e Windy City in un unico continuum, amalgama sempre più indistinguibile, quiete che Oltremanica ha portato allo sconquasso dubstep. Qui lo yin e lo yang ribolliscono invece senza sovrapporsi, la percussività va a braccetto con le armonie dilatate (Sunset), la sapiente arte di costruire atmosfere con il rumore bianco si mescola con pulsazioni primitive (First Point Of Aries) e non c’è che maestria nel costruire mondi musicali da dopobomba (stupenda la lunghissima suite Ocean Of Emptiness). Il viaggio che propongono i due produttori e compositori apre la strada a quello che il post-grime ci aveva (per un momento) fatto dimenticare: il dub è ancora in piedi, il dub pulsa ancora di suoni caldi e di anima, non c’è solo dark nel delay ereditato dal reggae. Ora lo sappiamo, ci sarà ancora un’alba, dopo la più fredda delle stagioni.
(7.5/10)