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Doveman – With My Left Hand, I Raise The Dead (Brassland, 9 ottobre 2007)

di Andrea Provinciali

Il newyorkese Thomas Bartlett, mente e cuore che si celano dietro la sigla Doveman, dopo il debutto di due anni fa (The Acrobat) e dopo aver suonato con Antony And The Johnsons, David Byrne e molti altri ancora, porta avanti la sua idea di “lamp rock” o “insomnia pop”, definizioni da lui stesso coniate, sempre facendosi accompagnare dai suoi fidi compagni di avventura, tra i quali compare il nome della nuova promessa folk Sam Amidon. Come per il suo esordio discografico i riferimenti più evidenti restano gli Sparklehorse dei primi due album, il Mark Hollis più intimista e i Red House Painters come intrisi di notturna elettronica. Con Doveman, però, si accede in una dimensione altra, privata e segreta, in cui per entrare occorre pazienza e, soprattutto, predisposizione per certi sofferti paesaggi sonori. Infatti, With My Left Hand, I Raise The Dead risulta di non facile ascolto, tanto è dilatata e claustrofobica l’atmosfera, sorretta sempre da una sottile tela di nostalgiche malinconie resa ancor più tremolante da sussurri, ronzii e rumori di fondo. Ogni brano – a parte i sette strumentali cinematici posti a spartiacque tra le tracce – parte sempre dallo sfiorare dei tasti di un piano, al quale si aggiungono meste spazzolate, fiati in sordina, banjo e chitarra claudicanti, in una coltre di fumo jazzata in cui si inserisce sommessa la voce di Bartlett. Il tutto sporcato – Mark Linkous docet – da un’elettronica di fondo dai toni spettrali (la glaciale Ghost, l’indole Sigur Rós di Tender Mercies, e l’abissale imponenza di Happy), in un’alternanza di timidezza e precarietà, sospensione e minimalismo. Sedici canzoni come nuvole in viaggio: colpevoli, salvifiche e inutili allo stesso tempo, capaci di oscurare o sprigionare luminosità, o attraversare il cielo di notte nell’indifferenza più totale. È per questo che una volta ascoltato il disco, come recita Chasing Clouds – stupendo brano già contenuto in The Acrobat – vorremmo andare a caccia di nuvole per carpirne il segreto, anche se il cielo non è nostro amico e quando la musica svanisce è difficile da ricordare. Ma non importa. Per Doveman tutto è possibile, anche resuscitare il morto con la mano sinistra.

(7.3/10)

 

  • indie folk
  1. The Sunken Queen
  2. Track Two
  3. Tender Mercies
  4. Track Four
  5. Sunrise
  6. Chasing Clouds
  7. Track Seven
  8. Ghost
  9. Track Nine
  10. Castles
  11. Track Eleven
  12. Fireworks
  13. Track Thirteen
  14. Happy
  15. Track Fifteen
  16. Secret