
Uno di quei dischi che spuntano silenziosamente, che si insinuano senza farsi notare troppo, senza gonfiarsi per poi scoppiare subito come effimere bolle di sapone. Il disco dello storico produttore house di Detroit arriva - neanche a farlo apposta - proprio quando il soul è sulla bocca di tutti. Il puparo e marionettista della Motor City esce con una collezione di tracce di ambient soul perfetto, concentrato di quell’anima che ultimamente ci sta facendo ripensare alla vera e sola tradizione, base di tutto il ritmo house.
La title track è un synth sensualissimo che mescola le ultime produzioni di Tosca con una voce sexy da club supermaranza, il singolone Possibilities insinua qualche accenno break jazzy assieme a una Lady Linn in stato di grazia, il ricordo di altri lidi e di altre spiritualità isolane lo sentiamo nei cori post-afro di Knowledge Of The Pygmies e nelle percussioni tribali post-Nina Simone di Long Time Comin’, il downtempo che ci fa venir voglia degli anni ‘80 di Sade lo troviamo negli stilosissimi backing di Find A Way, per finire con delle prelibatezze da cocktail come la cavalcata post-hammond di Beautiful Brown People e la battuta soul deep-makossa dell’irresistibile Inside Out.
La riconferma che Miller oltre ad essere un produttore, è anche uno scultore del ritmo e un creatore di atmosfere degne della deep house di alta classe. Questo è un disco che cresce, perché non pretende nulla. È “solo” buona musica.
(7.0/10)